Magia e bellezza della natura: la “Divina” Costiera svela meraviglie, non finisce mai di sorprendere.
In Campania, a Tramonti, esiste un sentiero tra i limoni sospeso sul mare, che nasconde una storia che sa di bello, di buono e di onesto lavoro. Qui, prima ancora del panorama, arriva l’odore degli agrumi. Ed ecco, quasi per incanto, aprirsi un’ antica pedonale che collega Tramonti alle vicine località di mare, Maiori e Minori. E’ il cosiddetto “Sentiero delle Formichelle” che, pian piano attraversa questo paesaggio sul versante interno della Costiera Amalfitana. Non è semplicemente una strada per raggiungere il mare a piedi, ma una delle antiche vie utilizzate dalle donne che trasportavano i limoni dai terrazzamenti verso Maiori e Minori, con grandi sporte in equilibrio sul capo.
Oggi il percorso in parola, che misura 4,8 chilometri, permette di leggere la Costiera da una prospettiva molto diversa da quella delle spiagge e della Statale 163: muretti di pietra, scale, valloni, case agricole e filari di limoni, arrampicati lungo pendii che sembrano avere pochissimo spazio per essere coltivati. Parte dalla frazione di Paterno Sant’Elia, nel comune di Tramonti, e termina a San Gineto, con un fondo che cambia più volte.
C’è un tratto iniziale asfaltato, poi scale, terreno naturale e mulattiera… Da questo punto, secondo le indicazioni del CAI (Club Alpino Italiano), occorrono circa 20 minuti per raggiungere il Sentiero dei Limoni, dal quale si può continuare verso Maiori oppure Minori. È una distinzione importante, quando si organizzano tempi, acqua e trasporti per il ritorno. Dalla chiesa di Sant’Elia si scende inizialmente lungo via Vitagliano. Le case della frazione si diradano presto e il paesaggio comincia a mostrare la propria struttura agricola: muri che trattengono piccoli appezzamenti, pergole sostenute da pali e strade costruite seguendo le curve del versante.

Le scale lasciano progressivamente spazio allo sterrato. Il tratto successivo porta nel Vallone Trapulico, uno dei punti più riconosciuti grazie alla vecchia canalizzazione dell’acqua scavata nella roccia, oltre a rappresentare il punto nel quale il profilo del trekking cambia: dopo la discesa bisogna recuperare quota. La salita conduce verso San Gineto, dove il Sentiero delle Formichelle termina. È qui che bisogna decidere se tornare sui propri passi, oppure trasformare l’escursione in una traversata verso il mare. Proseguire verso la costa è probabilmente il modo più interessante per completare la giornata, ma significa aggiungere un secondo itinerario al Sentiero delle Formichelle.
Da San Gineto, il raccordo con il Sentiero dei Limoni, che richiede circa venti minuti, corre tra Maiori e Minori attraversando terrazzamenti, scale e il nucleo di Torre, sopra Minori, che il Comune descrive come l’antico percorso agricolo che attraversa i limoneti e i coltivi del versante. Il nome del sentiero deriva dalle donne che, fino agli anni Settanta del Novecento, trasportavano i limoni raccolti. Procedevano spesso in fila, con sporte che potevano raggiungere circa 55 chili. Guardate da lontano lungo le scale e le mulattiere della montagna, ricordavano una fila di formiche: da qui il soprannome “formichelle”.

Il loro lavoro racconta anche la geografia della Costiera. Qui coltivare significa costruire superfici, quasi orizzontali, su pendii ripidi, sostenendole con muri e collegandole attraverso una rete di scale e passaggi pedonali. Prima che le strade moderne cambiassero la mobilità della costa, quei tracciati erano infrastrutture di lavoro. Le fotografie e le testimonianze del Novecento mostrano un’economia, nella quale gran parte del trasporto agricolo dipendeva ancora dalla forza fisica. Il punto focale del Sentiero delle Formichelle è proprio quello di non offrire soltanto un altro panorama sulla Costiera Amalfitana, bensì di mostrare come quel paesaggio è stato costruito e attraversato, ben prima che diventasse una delle coste più visitate d’Italia.
Il limone che caratterizza questo tratto di Costiera è lo Sfusato Amalfitano, l’ecotipo utilizzato per il Limone Costa d’Amalfi IGP: ha forma allungata, buccia giallo chiaro abbastanza spessa e una forte concentrazione di oli essenziali nella scorza. La storia dell’agrumicoltura locale è molto più antica del turismo costiero. Le fonti regionali fanno risalire agli Arabi la diffusione del limone dalla Sicilia verso la Campania; sulla Costa d’Amalfi la coltivazione si sviluppò poi nei secoli fino alla differenziazione dello sfusato locale. Già in epoca medievale, i limoni erano legati alla navigazione per il loro ruolo contro lo scorbuto (malattia causata da grave carenza di vitamina C), mentre dal Quattrocento crebbero i commerci verso altri porti italiani ed europei. Tra Otto e Novecento le esportazioni raggiunsero anche l’America.







