Un cocktail bar nascosto nel cuore di Chiaia, tra atmosfere rétro, talento napoletano e cultura dell’accoglienza

Bisogna suonare il campanello per entrare. Quindi, aspettare che il cameriere apra il bellissimo portone di legno a riquadri. Poi, che dia effettivamente il via libera per l’ingresso – perché a L’Antiquario si prenota o si fa la fila – attendendo il proprio turno come se si fosse in fila in chiesa aspettando la comunione. Nell’attesa, proprio come si confarrebbe a un rituale sacro che sta per compiersi, si resta in silenzio e ci si prepara al momento; fino a quando, tra i pensieri erranti mescolati ai rumori di vita del quartiere di Chiaia, compare lui, il sacerdote di bianco vestito, che dà il lasciapassare per accedere ai culti misterici che si celano al di là della soglia. Una manciata di passi in una piccola anticamera buia, una tenda pesante che si scosta e si mette il primo piede in questo regno di luci e ombre fuori del tempo e, non appena si varca la soglia, sembra immediatamente di essere catapultati fino ai ruggenti anni Venti, nell’epoca del Grande Gatsby.

 

 

È un profluvio di spunti sensoriali, l’Antiquario. Lo sguardo scivola intorno e indugia su ogni elemento del locale: i divanetti in velluto porpora, con gli alti schienali imbottiti, che evocano i salotti esclusivi dei club privati; il pavimento a piastrelle esagonali, dalla connotazione tipicamente mediterranea; la raffinata carta da parati di sapore ottocentesco, in stile William Morris; le lampade rosse di tessuto, con la loro soffusa luce cinematografica; il pianoforte verticale, che richiama il gusto classico degli strumenti tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento. E ancora, le bottiglie: centinaia e centinaia di bottiglie, moderne e da collezione, disposte ed esposte come reliquie domestiche più che come beni di consumo, come oggetti da museo rari e delicati. Infine le giacche bianche con cravatta di bartender e camerieri, divisa inconfondibile che comunica immediatamente ricercatezza e gusto rétro, trasformandoli in originali personaggi di confine, a metà strada tra alchimisti affaccendati e ierofanti un po’ anacronistici.

Al centro di questo perfetto set da primo Novecento c’è lui: il lungo, bellissimo bancone di legno scuro, custode discreto di storie smozzicate, risate schiette e conversazioni sussurrate. È il fulcro scenografico del locale e ti invita a sederti lì accanto e a rivelargli ogni segreto, come un terapeuta affabile e affascinante che ti conquista al primo sguardo.

L’Antiquario comunica l’idea di un posto dove si incontrano persone e storie disparate. È un luogo dall’eleganza raccolta, quasi clandestina, che richiama le atmosfere sussurrate dell’epoca del proibizionismo; complice anche la luce calda, morbida e ambrata, come il whiskey che viene servito al bancone insieme a mandorle e cioccolato fondente.

E poi ci sono loro. I ragazzi che lavorano all’Antiquario. “Quelli della notte” sarebbe appropriato definirli, perché averci a che fare è davvero come essere protagonisti di uno spettacolo retrò ed estemporaneo, brillante e, soprattutto, divertentissimo.

Lo stile di Alexander Frezza, manager e fondatore del locale, ricorda, effettivamente, quello del mattatore Renzo Arbore per più di un aspetto: nella postura distinta, centrata e consapevole – ma che pare quasi casuale – e nel modo di gestire le situazioni intorno anche solo con la mimica, usando all’occorrenza il minimo dei gesti e delle parole, proprio come un poliedrico e navigato uomo di spettacolo.

Poi c’è il barmanager Dario Tortorella, con i suoi baffi ottocenteschi, colti e ricercati quanto l’atmosfera del locale, e quell’espressione peculiare, a metà tra il serio e il faceto, come “uno che ha scoperto il casello dove c’è lo sciopero e non si paga, e fa la faccia seria ma dentro la ride”, per dirla come Vecchioni.

Oppure Emmanuele Marano, che ti prepara e racconta i drink con la stessa meticolosa gestualità di un alchimista intento a realizzare la trasmutazione del piombo in oro.

Non sono solo dei bartender, i ragazzi dell’Antiquario: sono naturali intrattenitori. Caratterizzati, come da una cifra genetica immutabile, da quell’istrionismo tutto napoletano e da un talento innato nel reggere il palco, o il bancone – che poi è la stessa cosa. I drink che servono sono in linea con i riferimenti eleganti del locale: distillati classici, champagne senza età oppure cocktail moderni, preparati con la forma e i modi di una performance d’arte contemporanea che, mentre la guardi accadere, affascina e rapisce. Prima di prepararli, il bartender ti interroga, ti ascolta e ti lascia parlare, e poi ti chiede di nuovo. Solo dopo essersi accertato di averti preso bene le misure, si mette all’opera per servirti un drink tailor-made, realizzato su di te, solo per te. Ed è forse questa la parte più bella dell’esperienza all’Antiquario: ci si sente ascoltati, capiti, amati. Di un tipo di amore, quello per il proprio lavoro, che i ragazzi mettono in ogni gesto e in ogni silenzio. Lo si percepisce in tutti i particolari; dall’autorevolezza di Dario nell’accoglierti all’ingresso, come impeccabile padrone di casa, allo sguardo di Alex che tutto osserva per accertarsi che ogni cosa sia al suo giusto posto.

Hidden but not invisible” è il motto del locale: una definizione perfetta che descrive l’esclusività di un luogo che si mostra solo a chi ha occhi per vederlo. Il nome “Antiquario” si deve all’attività che qui si svolgeva in precedenza – quando via Vannella Gaetani era conosciuta come la via delle cose antiche, appunto – e l’ingresso del bar, con la vetrina storica, ricorda la vecchia destinazione d’uso in un bellissimo colpo d’occhio che sa di storia e di colta bellezza.

Il progetto, nato nel 2015, in pochissimi anni è entrato e si è consolidato nell’élite mondiale della mixology, piazzandosi stabilmente nella prestigiosa classifica The World’s 50 Best Bars, con un record al 44° posto nel 2023, e raggiungendo il 28° posto nella classifica Europe’s 50 Best Bars nel 2026. Nel corso degli anni, inoltre, l’Antiquario ha ricevuto numerosi riconoscimenti anche a livello nazionale, tra cui diversi premi nell’ambito dei Barawards, a conferma della qualità e della professionalità del locale e del suo team.

Qualità, passione, talento, ricerca e amore: sono questi i cinque ingredienti di ogni drink servito qui, i motivi per cui l’Antiquario di Napoli vale ben più di una visita. Il consiglio è quindi, se si capita nella città partenopea, di regalarsi l’esperienza di una serata in questo locale, incarnazione perfetta di quella cultura napoletana fatta di eleganza, teatralità, accoglienza e, soprattutto, di puro e onesto amore per la vita e per la convivialità.

Foto: per gentile concessione de L’Antiquario

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