L’ultimo lavoro di Carlo Avvisati, pubblicato in occasione dell’ottavo centenario della morte di Francesco, restituisce in napoletano miracoli, leggende e il Cantico delle Creature. Il volume è arricchito dalla prefazione di padre Enzo Fortunato e dalla presentazione di Maddalena Venuso

 

Ci sono figure che appartengono alla storia e altre che, con il passare dei secoli, finiscono per appartenere anche alla memoria dei popoli. San Francesco d’Assisi è certamente una di queste. A ottocento anni dalla sua morte, la sua figura torna al centro di un lavoro di Carlo Avvisati che sceglie una strada particolare: raccontarla attraverso la lingua di Napoli, quella lingua capace di conservare nella parola la memoria, la devozione, l’ironia e la concretezza della vita quotidiana.

Nasce così “Santu Francisco: Miràculi napulitani, voce ‘e popolo e ffattarielli, quarch’opera ‘e bene e ‘o Canto ’e tutto ‘o munno vutati a llenga napulitana”, edito da Francesco D’Amato. Un libro nel quale l’autore, giornalista e profondo conoscitore della lingua e delle tradizioni campane, raccoglie miracoli e leggende legati alla figura del Poverello di Assisi, insieme ad alcune delle pagine più significative della tradizione francescana.

Una scelta che ha anche un preciso radicamento territoriale. Francesco ebbe infatti un rapporto particolare con la Campania e proprio dalla tradizione legata al suo passaggio nella regione provengono alcuni dei miracoli trasposti da Avvisati: dalla resurrezione della donna di Montemarano ai miracoli di Capua, Sessa, Alife e Napoli, fino alle storie popolari ambientate a Montella e ad Apice.

Ma è soprattutto la lingua a diventare il vero filo conduttore dell’opera. Padre Enzo Fortunato, nella prefazione, sottolinea come il napoletano permetta di restituire alla gente alcune delle pagine più significative della tradizione francescana, trasformando una storia antica in una storia ancora capace di parlare al presente. La lingua, dunque, non è semplice strumento di traduzione: diventa luogo della memoria e veicolo di una spiritualità resa più vicina e immediata.

Emblematica è la trasposizione dell’XI Canto del Paradiso, nel quale Dante celebra Francesco insieme a San Domenico come colonne del rinnovamento della Chiesa. Là dove il poeta parla dell’amore tra Francesco e Madonna Povertà, Avvisati scrive “nnammurata”. Una parola carnale, popolare, potentemente napoletana, che rende concreto e quasi fisico quel legame spirituale.

È proprio questa capacità della lingua di “dare carne” alle parole, per usare l’espressione di padre Fortunato, a rendere particolarmente suggestiva la lettura del volume. Il napoletano non impoverisce il racconto, ma ne restituisce la dimensione umana, popolare, immediatamente comprensibile.

E poi c’è la vera chicca del libro: il Cantico delle Creature, diventato “‘O Canto ’e tutto ‘o Munno”. Francesco, che secondo la tradizione letteraria italiana fu tra i primi a utilizzare il volgare per una composizione poetica, torna così a parlare attraverso un’altra lingua popolare, ottocento anni dopo. Le parole della lode al Creatore, della fraternità con il sole, la luna, l’acqua e la terra, assumono una nuova musicalità senza perdere il significato originario.

Maddalena Venuso, giornalista e direttrice di Terre di Campania, nella presentazione del volume, definisce il Cantico “la più bella espressione di ringraziamento e di lode al Signore mai composta”, sottolineando come la lingua napoletana riesca a restituire la passione e la carnalità dei versi francescani. Ed è difficile non pensare, leggendo questa versione, a quanto il napoletano sia ancora oggi una lingua capace di parlare direttamente ai sentimenti, proprio perché profondamente radicata nella memoria collettiva.

“Santu Francisco” diventa così qualcosa di più di una raccolta di miracoli e leggende. È un incontro fra San Francesco e la Campania, fra la tradizione francescana e quella popolare, fra la grande letteratura italiana e la voce viva di una comunità. Un modo per riportare nel presente una figura che, dopo otto secoli, continua a ricordarci che la semplicità, la cura dell’altro e il rispetto per il Creato possono ancora parlare una lingua comprensibile a tutti.

Il volume sarà presentato domenica 4 ottobre, alle 18:00, al Palazzo Reale di Napoli, nell’ambito del Campania Libri Festival. Maddalena Venuso modererà la conversazione tra Carlo Avvisati e padre Fedele Mattera, nello spazio Bibliohub del Palazzo Borbonico. Un’occasione per riscoprire, attraverso la lingua napoletana, la figura di Francesco d’Assisi e quella straordinaria capacità di parlare ancora oggi, con parole semplici e universali, alla sensibilità di un intero popolo.

 

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