“No, noi non siamo Napoli!” ha detto con una certa supponenza il sindaco di una cittadina francese, tale Ville de Thizy les Bourgs, situata nell’area del Rodano francese, vietando ai suoi concittadini di stendere panni sui balconi di casa o di mettervi in mostra altri oggetti. Ovviamente, il tutto è successo in Francia. 

Certo, caro messieur Rémi Berthoux, sindaco, maire, come si dice nella vostra bellissima e dolce lingua: vous n’êtes pas Napolì. Vuje nun site Napule. E mmanco maje Napulitani.  Voi siete francesi, site fransuà, per intenderci, come diciamo di voi nella lingua nostra: il Napoletano, le Napolitain. E perché poi dovreste essere napoletani non si riesce punto a comprendere.

Diciamo che avete cercato di esserlo, tanti anni fa… ma che non ci siete riusciti. Che cosa avreste voi di Napoli, e dei napoletani, oltre ai vocaboli: ‘a buatta, ‘a fenestra, ‘o cummò, e via dicendo, e alla sifilide che ci avete portato, e lasciato? Di questa città vi manca tutto. Vogliamo fare un elenco? Magari pure un poco oleografico? Una cartolina, diciamo? Partiamo con il Vesuvio? Continuiamo con il mare? Proseguiamo con Capri e Ischia e Procida? Mettiamo il carico con il sole? Aggiungiamo la lingua, le poesie e le canzoni? Ncasiamo la mano con le voci dei vicoli? E vogliamo pure mettere che ci prendiamo la soddisfazione di sciacquarci il culo, e aree di prossimità, con l’acqua fresca ogni mattina? Calcoliamo pure il bordello, l’ammuina, il fieto delle troppe fritture, l’indisciplina etc etc?

E, in ultimo, ma proprio in ultimo, ci sommiamo pure i panni stesi nei vicoli, tra una finestra e quelle di rimpetto? Tra un balcone e quello che gli sta difronte? Pezze? Lenzuola arricamate, camicie colorate, maglie e mutande e reggipetti? Eh! E allora? Che cosa c’è che non va, per voi, caro maire, sinnaco? Nessuno di noi è mai venuto a comme se chiamma… stu paese …ah, ecco: Ville de Thizy les Bourgs,  per commentare, consigliare, pontificare su quello che tenete o non tenete, su quello che va bene o va male, sulla mancanza … del bidet. E allora perché vi mettete a paragone con Napoli? Per caso siete un poco invidiosi… di tutti i guai e le cose che non vanno da noi? Forse vi manca un’emozione? Perché Napoli è un’emozione, in tutti i sensi. Buone o cattive che siano, quelle emozioni… per voi “emozioni perdute” come il tempo, le temps.

Guardate, messieur maire, voi, napoletani non lo diventereste nemmeno se vi metteste a stendere i panni da un balcone all’altro nelle vostre graziose stradine, tutte linde e pinte. E non lo siete nemmeno se quegli stessi panni, magari tutti dello stesso colore, un grigio topo dalle “cinquanta sfumature”, li stendeste sui vostri balconi, come stavate facendo e come avete proibito con un’ordinanza. Sono panni puliti, come quelli che stendiamo noi a Napoli. E non sarete mai napoletani nemmeno se vi arrefrescasseve il popò tutte le volte che ce ne fosse bisogno, durante la giornata. Puveriello, che ve site perduto, di Napoli e dei Napoletani, fino ad ora. Datevi una botta di vita: stennite ‘e panni, mettete le  “teste” piene di fiori sui vostri balconcielli, ascite… alluccate, cantate, facite remmore… “tuccate ‘e ffemmene”, come suggerì il grande Massimo Troisi a Robertino. Se no vi viene il complesso in testa. Anzi l’orchestra.

Mparateve a ffa’ i napoletani, sindaco, che vi salvate!

 

Articolo precedenteL’arte introspettiva dell’artista campano Emiliano Aiello in mostra personale alla MiArt Gallery di Milano
Articolo successivoArte contemporanea ed edicole votive per riqualificare il centro storico: l’idea di Felice Riccardi, sostenuta da Enrico Ditto