Dal professor Giuseppe Luongo, vulcanologo, docente emerito dell’Università Federico II, coordinatore dell’Osservatorio Scientifico Flegreo (OSF), riceviamo e pubblichiamo
Cosa accade nei Campi Flegrei? Questa domanda se la pongono i curiosi che seguono a distanza le vicende che interessano l’area flegrea, in particolare di Pozzuoli, e se la pongono anche coloro che vivono in quest’area perché temono di essere coinvolti in un disastro. Da questa vicenda emerge un dato inconfutabile: la confusione della classe dirigente a gestire il territorio e il fenomeno più volte in pochi decenni. Non si può accampare alcuna giustificazione alla inadeguatezza e perfino mancanza delle misure necessarie da attivare per la mitigazione del rischio annunciato dalle manifestazioni del vulcano con il sollevamento del suolo, il succedersi di terremoti che hanno frequentemente scosso gli edifici fino a renderli inabitabili nell’area epicentro del fenomeno, l’incremento dell’attività idrotermale nelle aree della Solfatara e di Pisciarelli-Agnano e infine il timore per l’aumento delle concentrazioni di anidride carbonica segnalata in vari siti del territorio flegreo.
Appena ridotta la velocità del sollevamento del suolo e la frequenza ed energia dei terremoti, che producevano panico, si è diffusa la notizia dell’aumento delle concentrazioni di CO2 (anidride carbonica) in vari ambienti e in particolare in alcune scuole, quelle più vicine alla Solfatara, come l’Istituto Virgilio e l’Istituto Petronio (ex Preventorio ed ex Ospedale Santa Maria delle Grazie). Quest’ultimo è collocato sul versante esterno meridionale del cratere della Solfatara, dirimpetto l’Accademia Aeronautica. Tutto ciò senza che le stazioni del sistema di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano registrassero un’anomalia dei flussi di CO2, segnalando un incremento nella pericolosità del vulcano.
Improvvisamente, nei giorni scorsi, veniva comunicata la chiusura della tratta della ferrovia della Rete Ferrovia Italiana (RFI) dalla stazione Campi Flegrei a quella della Solfatara per il pericolo dovuto all’incremento delle concentrazioni di CO2 nella galleria che attraversa il Monte Olibano. Questa, per il tratto centrale, si sviluppa al di sotto dell’insediamento dell’Accademia Aeronautica, ma nessun dato anomalo è segnalato per questo sito. È possibile che il silenzio sia dovuto al segreto militare o non si intende rendere pubblico per evitare valutazioni errate sulla pericolosità del fenomeno. Se così fosse il comportamento sarebbe errato. Bisogna che tutto si svolga alla luce del sole, perché la comunità esposta non può essere coinvolta solo al momento dell’evacuazione.
A un tale evento ci si prepara lentamente seguendo l’evolversi del fenomeno e comunicandolo alla comunità esposta. Abbiamo l’esperienza della crisi del 1982-84, durante la quale era trasparente il rapporto tra comunità scientifica impegnata nel monitoraggio del fenomeno, responsabili politici e comunità e i risultati positivi si ottennero con la collaborazione della comunità e di tutte le forze politiche e sociali nei momenti delle scelte più impegnative per tutti. Alcune scelte recenti dei responsabili del governo del territorio e delle realtà che vi operano, pubbliche e private, si sono mostrate perfino maldestre, tanto da apparire non veritiere per la loro non coerenza perfino con le leggi della fisica. Un caso eclatante è stato quello di attribuire ad un evento sismico localizzato a La Pietra, producendo panico alla popolazione, ma senza che si verificassero danni alle abitazioni, la chiusura della Galleria della Cumana che attraversa il Monte Olibano dalla stazione Dazio a quella dei Gerolamini. L’energia liberata dall’evento non aveva raggiunto un livello tale da produrre danni ai fabbricati dell’area epicentrale e a maggior ragione non poteva creare danni alla Galleria per la sua struttura e per la natura delle rocce nella quale è scavata.
Venne il dubbio, a chi scrive questa nota, che i danni alla galleria fossero dovuti ad altre cause, probabilmente a errori nella scelta delle tecniche di escavazione o, ancora, a fratture e discontinuità nella massa rocciosa, non rilevate, che avrebbero scatenato un crollo di parte della volta. Non sono uno strutturista, ma comprendo cosa possa accadere in galleria se viene meno il contrasto tra le parti per la sottrazione di massa dalla volta.
Se prevalesse la scelta dei responsabili della sicurezza pubblica a tacere sullo stato di pericolosità di un’area a rischio e della sua evoluzione, in attesa del suo rientro su valori “normali”, allora saremmo avvertiti del fenomeno solo quando non è più rinviabile la nostra partecipazione. Questo appare evidente nelle diffuse narrazioni a tutti i livelli istituzionali dove non è illustrato uno scenario realistico della pericolosità, quantificando il più possibile in tempi ed in intensità l’evento. Non si può accettare solo la quantificazione del danno dopo l’evento (ad esempio il terremoto) e litigare per i finanziamenti dei danni e delle ricostruzioni per la mancanza di una normativa che si pone l’obiettivo di rendere più sicuro il territorio nella fase preventiva e la mancanza, altrettanto importante, delle norme finalizzate a fornire l’aiuto per il recupero dopo il dramma. Abbiamo una lunga esperienza di disastri naturali, ma ogni caso diventa una tragedia a sé, come fosse una novità. Questa condizione è il frutto della mancanza della cultura della resilienza; in questo caso, dopo l’evento la città non è in grado di riprendere in tempi brevi l’attività normale; così non cresce e avrà un corpo anomalo per decenni che peserà sulla sua storia, sviluppo e progresso.
I responsabili del governo della cosa pubblica hanno una visione miope e ciascuna componente difende il proprio percorso separato dagli altri. Non è così che si realizza una comunità. Gli effetti di questa cultura sono evidenti a Pozzuoli. Ogni settore opera come corpo separato dal contesto, scaricando su altri tutta la parte da rifiutare, materiale e immateriale. Stabilizzata la comunità sulle problematiche del rischio sismico e sulla riduzione dell’intensità del fenomeno come si rileva, appunto, dalla diminuzione della frequenza dei terremoti e della loro energia, emergono i problemi sottaciuti ma che hanno una forte rilevanza nella mobilità dei cittadini.
Si tratta del problema, già citato, della concentrazione anomala della anidride carbonica. In silenzio la RFI aveva misurato una concentrazione anomala di CO2 nella Galleria che collega la rete ferroviaria dalla stazione di Campi Flegrei a quella della Solfatara, attraversando il Monte Olibano. Per motivi di sicurezza la galleria viene chiusa. Pozzuoli e Bacoli restano isolate. Abbiamo poi appreso che il dato anomalo della concentrazione del gas era stato misurato a settembre del 2025 e dibattuto nella riunione effettuata in Prefettura per la chiusura della tratta ferroviaria. La notizia ha creato scalpore nella comunità e proteste perché la chiusura della Stazione della Solfatara produce ulteriori e pesanti difficoltà nella mobilità di chi vive nell’area flegrea. I cittadini si sentono in trappola al pensiero di un possibile evento disastroso. Purtroppo, lo stesso Osservatorio Vesuviano sembra rincarare la dose affermando che le concentrazioni di CO2 monitorate sono aumentate. In un’intervista al TGR della Campania il direttore del centro di ricerca ha illustrato sinteticamente l’attuale dinamica con le fratture delle rocce in seguito ai sismi, attraverso le quali risalgono i gas. Ma questa è solo narrazione che crea panico.
Alle autorità competenti e responsabili della sicurezza della comunità esposta si chiede l’impegno di passare dalla narrazione degli eventi alla presentazione di:
- dati acquisiti sulla concentrazione della CO2 nella citata galleria ferroviaria oggetto di manutenzione;
- evoluzione delle concentrazioni nel corso del tempo, a partire dal periodo che ha anticipato (ignoto) la misurazione anomala del 25 settembre 2025 e nel periodo successivo fino ai giorni attuali;
- l’interpretazione dell’anomalia in termini di dinamica del Bradisismo e la valutazione della pericolosità del vulcano;
- l’interpretazione della mancata registrazione dell’anomalia della concentrazione di CO2, denunciata da RFI, alle stazioni geochimiche della rete di monitoraggio dell’Osservatorio Vesuviano;
- definizione della genesi dell’anomalia, se trattasi di sorgente o di accumulo da sorgente diffusa.
I dati elencati sono necessari per comprendere quale sia la causa dell’anomalia e la sua pericolosità in termini di rischio vulcanico.
Giuseppe Luongo







