A 57 anni dalla prima edizione, il Centro di Promozione Culturale per il Cilento ripubblica la storica raccolta delle Iscrizioni Latine di Paestum
Uno scrigno della memoria rivede la luce. Edita tra il 1968 e il 1969, con un aggiornamento del materiale epigrafico fino al 2025, viene ripubblicata dal Centro di Promozione Culturale per il Cilento, in volume unico, un’opera ormai introvabile e preziosa: la storica raccolta delle Iscrizioni Latine di Paestum realizzata da Mario Mello e Giuseppe Voza.

All’epoca della prima pubblicazione, i due autori erano giovanissimi studiosi, per poi ricoprire ruoli di massimo rilievo nel panorama culturale: Mello è diventato libero docente presso l’Università di Napoli e membro di prestigiose Accademie, senza mai perdere uno sguardo privilegiato su Paestum; Voza è stato funzionario della Soprintendenza Archeologica di Salerno, docente e promotore di celebri rassegne in Italia e all’estero.
L’imponente lavoro di ristampa documenta dettagliatamente i diversi aspetti della vita di Paestum, dalla piena età repubblicana fino alla tarda età imperiale, allargando e arricchendo in modo significativo la conoscenza della città romana e della storia antica. Al vasto materiale epigrafico originariamente raccolto, studiato e pubblicato da Mello e Voza, che già ammontava ad almeno trecento iscrizioni, comprese quelle edite da Theodor Mommsen nel volume decimo del suo Corpus Inscriptionum Latinarum, si aggiungono oggi oltre duecentocinquanta nuove iscrizioni.
Sei sezioni, dedicate rispettivamente alle epigrafi sacre, alle iscrizioni imperiali e ai diplomi militari, ai testi inerenti ai personaggi illustri della città, alle opere pubbliche, alle lastre funerarie e a un cospicuo nucleo di ottantanove frammenti, per lo più frustuli di difficile integrazione, il tutto completato da tavole e indici, ne costituiscono l’imponente patrimonio testuale. Ad impreziosire ulteriormente la struttura dell’opera, si legge su cilentano.it, intervengono le colte introduzioni ai singoli capitoli, che si plasmano armonicamente in un contenuto epigrafico complessivo.
Lo straordinario aggiornamento di cui trattasi tiene conto anche delle ultime campagne di scavo, condotte sul sito archeologico in un complesso documentario tanto ricco quanto variegato, la cui analisi scientifica permette di visionare dati di straordinario interesse storico. Tra i molti, meritano di essere segnalati due di particolare rilievo per la comprensione della comunità antica.

Il primo dato emerge sin dall’apertura del capitolo dedicato alle iscrizioni sacre ed è la sorprendente presenza di una divinità singolare denominata Mens, che compare sia con l’epiteto di Bona che di Augusta, rappresentata iconograficamente come una donna seduta e intenta alla lettura all’interno di un tempio: l’alto numero di attestazioni epigrafiche testimonia un culto capillarmente diffuso, sul cui profondo significato teologico e sociale gli studiosi ancora si interrogano.
Il secondo dato di assoluto rilievo emerge invece nel capitolo dedicato ai personaggi eminenti, rivelando la presenza a Paestum di illustri famiglie di origine etrusca, provenienti dal vicino agro Picentino, il cui territorio rimase in mano etrusca fino al 273 a. C. All’interno di questo panorama sociale si distinguono nettamente i Galonii e i Numonii, la famiglia da cui discendeva quel C. Numonius Vala, che fu personaggio di grande opulenza e amico intimo di Orazio, e la gens di rango equestre dei Tullii Cicerones la quale, essendo attestata da numerose epigrafi, risalta per il ruolo assolutamente centrale e protagonistico, esercitato nella vita politica e sociale della città.
La raccolta documenta i diversi aspetti della vita di Paestum, dalla piena età repubblicana fino alla tarda età imperiale, allargando e arricchendo la conoscenza non solo della Paestum romana, ma più in generale di vari aspetti della storia antica. Un corpus davvero imponente che ammonta ad almeno 300 iscrizioni, assieme a quelle già edite dal Mommsen nel X del suo Corpus Inscriptionum Latinarum (CIL) che nei XVII volumi complessivi ne comprende almeno 180.000, divise, a seconda del contenuto, in 6 sezioni, rispettivamente di epigrafi sacre, imperiali e diplomi militari, iscrizioni inerenti personaggi attestati nella città, opere pubbliche, epigrafi su lastre funerarie, ed un numero discreto di frammenti – ben 89 -, per la maggior parte frustuli, di difficile integrazione ed edizione, cui si aggiungono tavole e indici.
In siffatto complesso tanto imponente e corposo di iscrizioni, è difficile distinguere dei dati significativi da additare ad un pubblico generico di curiosi. Due dati però conviene segnalarli. Il primo è, subito ad apertura, nel cap.I dedicato alle Iscrizioni sacre, la sorprendente presenza di una Dea molto singolare denominata Mens, che compare sia con l’epiteto di Bona che di Augusta, rappresentata come una donna seduta e leggente all’interno di un tempio: il fatto che si tratti di una figura con il maggior numero di attestazioni e testimonianza dice di un culto diffuso, sul cui significato gli studiosi ancora si interrogano.
Il secondo dato da rilevare è nel capitolo dedicato ai Personaggi eminenti della città, la presenza di famiglie di origine etrusca, provenienti dal vicino agro Picentino, che fino al 273 a. C. era in mano etrusca, ossia i Galonii e i Numonii, da cui discendeva C. Numonius Vala, personaggio di grande ricchezza, amico di Orazio, e soprattutto quella dei Tullii Cicerones, gens di rango equestre, attestata da numerose epigrafi, da cui risalta il loro ruolo centrale nella vita della città.







