Ancora luce immensa sulle chiese del centro storico di Napoli: oltre 200 edifici di arte sacra che “oscillano” tra arte e decadenza

NAPOLI – Appare necessaria una programmazione che risulti dedicata, con l’obiettivo fondante di promuovere l’offerta artistica e culturale sul territorio, contribuendo alla rigenerazione dei luoghi e favorendo la partecipazione attiva dei fedeli, dei cittadini tutti. Fede e curiosità ispirano una passeggiata tra i vicoli caratteristici dei “Quartieri Spagnoli”, dove ha sede la Chiesa di Santa Maria della Speranza, chiamata Santa Rita alla Speranzella e sita al civico 124 di tale arteria, una chiesa storica che testimonia o, meglio, che trasuda della forte presenza spagnola nel quartiere.

Fondata nel 1540 da Francisco Cuevas, un chirurgo spagnolo, e successivamente gestita da diverse figure influenti, questa chiesa è un esempio di barocco che conserva tracce di restauri e influenze spagnole. L’interno della chiesa è affrescato con le Storie di Santa Rita sulla volta e le Virtù sulle pareti della navata. L’altare maggiore, realizzato da Cosimo Fanzago, ospita una tela di Cesare Fracanzano, raffigurante la Madonna della Speranza. La chiesa è anche sede di opere d’arte spagnole, come il Cristo flagellato di Burgos, fatto costruire con pelli di buoi del Libano da Nicodemo, e una Madonna del Pilar, idolatrata in Spagna.

Il culto di Santa Rita si sviluppò a Napoli nel 1610, diventando una delle devozioni più importanti nei Quartieri Spagnoli, di cui oggi la chiesa è un simbolo di rinascita urbana e oggetto di un certo interesse turistico, pur essendo una zona precedentemente emarginata. La chiesa è aperta in giorni specifici (martedì, mercoledì, giovedì e sabato, dalle 9 alle 13), ed è di proprietà dell’Antica Reale Arciconfraternita del S.S. Rosario alla Speranzella a Toledo. Visitarla è un’opportunità per immergersi nella storia e nell’arte spagnola a Napoli.

Nel 1610, nella città partenopea, abbiamo le prime testimonianze di devozione per Santa Rita, la santa Rita da Cascia nel 1361, vittima di un triste destino che vede coinvolti i suoi più stretti familiari: suo marito, Paolo Mancino, viene assassinato, e la stessa sorte attenderà i figli nel cercare vendetta per il padre. Da lì, la Santa si chiuderà in un convento. Intanto, si racconta che figure invisibili (probabilmente delle mani), iniziarono a scampanellare alla sua morte e, non avendo una sepoltura, il suo corpo fu destinato ad una cassapanca nel convento. Anche in questo caso il miracolo: un incendio distrusse tutta la chiesa, rimanendo intatti solo il corpo della Santa e la cassa…

Nel 1585 la chiesa passò nelle mani dei fratelli Segura, Francisco e Fernando, le cui tombe sono situate nella Chiesa, una di fronte all’altra. Era piuttosto difficile trovare dei frati che si trasferissero dalla Spagna a Napoli e, successivamente, l’edificio religioso venne donato all’Ordine degli Agostiniani napoletani, di cui rimangono l’acquasantiera con il simbolo del cuore trafitto da un dardo infuocato. La chiesa ha fruito di due grossi restauri, tra il 1638 e il 1640: Cosimo Fanzago lavorò all’altare maggiore e al presbiterio, il secondo ha conferito delle forme roccocò alla struttura. Il soffitto accoglie dei tondi contenenti le storie di Santa Rita e delle splendide allegorie.

Il colpo d’occhio lo si ha guardando la Madonna della Speranza (incinta) di Cesare Fracanzano, sull’altare maggiore. Lei è bionda, con le mani aperte ed il sole sul ventre, simbolo della venuta di Cristo. In contrapposizione con il grembo, troviamo ai lati di essa dei puttini, degli angioletti con dei gigli in mano, che richiamano la purezza. Sotto il profeta Isaia e re Davide, rispettivamente colui che ha profetizzato la venuta di Cristo e colui dal quale Cristo discende. Ai lati, risaltano due spettacolari giare in marmi connessi. Nella prima cappella si può ammirare il soffitto dedicato alla Madonna del Rosario, ovvero la congregazione che gestiva questa chiesa.

Napoli è una città ricca di chiese, l maggior numero in tutta Italia, con più di 400 “case di Dio”, e se dovessimo aggiungere tutti i monumenti religiosi quel numero crescerebbe più del doppio. Non c’è da meravigliarsi se questa città è chiamata “delle 500 cupole”. Storie meravigliosee talora quasi incredibili, queste delle chiese più particolari di Napoli che ogni turista dovrebbe visitare. Certo, nella città partenopea, si possono visitare molte altre chiese molto belle e suggestive, ma queste, di cui abbiamo scelto “Santa Rita alla Speranzella” ai Quartieri Spagnoli, sono particolari non solo nella loro grazia armonica, ma anche nelle loro vicende storiche.

Così si esprimeva l’Arcivescovo Emerito di Napoli, Cardinale Michele Giordano, nella presentazione dell’ormai introvabile volume di Maria Caputi: “Napoli Rivelata, gli spazi sacri del centro antico”, edito dall’Arcidiocesi di Napoli e dalla Fondazione Napoli Novantanove nel 1994, dalla casa editrice M. D’Auria. «Per recuperare queste ricchezze, almeno alla nostra attenzione, ecco il numero complessivo o quasi, ben 203, di tutte le chiese del centro storico di Napoli, aperte o chiuse, in restauro o semplicemente abbandonate, ridotte ad uso profano o in cui si svolge attività non di culto. Vanno senz’altro rigenerate, riqualificate, anche e soprattutto perché il centro antico di Napoli, come di ogni città, custodisce preziose memorie storiche sulle origini, l’arte, le tradizioni, la civiltà di un popolo».

Un patrimonio identitario inalienabile, incancellabile.

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