Lascia, mio lettore, che condivida con te il perché di questa scelta
L’iconico Banchetto di Amore e Psiche di Giulio Romano, dipinto tra il 1526 e il 1528 nella meravigliosa Sala di Psiche a Palazzo Te, a Mantova, racchiude visivamente tutta la filosofia del mio progetto. Questa immagine comunica esattamente il messaggio del mio blog ad un lettore sia appassionato che colto:
- Il manifesto del mio pensiero: “Honesto Ocio”
Guarda l’iscrizione in alto a sinistra: HONESTO OCIO (Onesto ozio), seguita da POST LABORES (dopo le fatiche) e AD REPARANDAM (restituire vigore). È esattamente il concetto che ho espresso nel mio testo di apertura: in un mondo dominato dalla tecnologia e dalla frenesia, la tavola è il luogo dove ci si ferma. L'”onesto ozio” non è pigrizia, ma il tempo sacro recuperato dopo il lavoro per coltivare l’umanità, l’arte, il dialogo e la cucina. È il “fermarsi” del cuoco che decide di accogliere le persone attorno a un tavolo, dove ci si incontra per rigenerarsi attraverso il cibo e le storie.
- La Tavola come “Avamposto Umano” e Condivisione
Al centro dell’affresco domina una lunghissima tavola imbandita, attorno alla quale si riuniscono divinità, satiri e figure mitologiche. Non è un pasto solitario; è una celebrazione della collettività. C’è chi versa il vino, chi offre frutta, chi si scambia sguardi e chi ascolta la musica (nella fascia superiore). Rappresenta visivamente la mia idea di tavola come “piazza di una volta… il luogo d’incontro per eccellenza dove ci si ferma per conoscersi e condividere”.
- Il nutrimento della Curiosità e delle Storie
Questo affresco non mostra solo cibo, racconta una storia d’amore, di sfide superate (quelle di Psiche) e di accoglienza finale nell’Olimpo. I commensali non stanno solo mangiando: stanno partecipando ad un racconto. Inoltre, la ricchezza di dettagli (i festoni di frutta, gli animali, i miti intrecciati) stimola la curiosità visiva del lettore, lo stesso ingrediente che guida il mio percorso gastronomico.
- Il legame tra Classicità e Popolo (Il Ponte Culturale)
Proprio come la mia cucina fa da ponte tra Napoli e l’Alto Adige, questo affresco unisce l’alto e il basso. Da un lato c’è la raffinatezza della committenza rinascimentale e l’eleganza degli dèi; dall’altro c’è la carnalità dei satiri e la spensieratezza rustica della festa campestre con la sua natura rigogliosa. C’è una vitalità, quasi “popolana”, che si sposa divinamente con gli episodi che racconterò in A TAVOLA. È un’arte che non ha paura di essere carnale, succulenta e golosa.
La scelta di questa immagine, capolavoro Mantovano, realizzato dalle mani geniali e un po’ ribelli di Giulio Romano, non farà altro che arricchire le mie narrazioni. È l’immagine perfetta per dire al lettore:
“Accomodatevi. Lasciate fuori la fretta del mondo. Entrate nel nostro onesto ozio.”





