La centesima edizione si terrà da giovedì 17 a domenica 27 settembre 2026 lungo Mulberry Street, a Little Italy, nel cuore di Manhattan

NAPOLI – NEW YORK. Undici giorni di street food, oltre 300 tradizionali bancarelle, musica dal vivo, giostre e processioni religiose, con ingresso gratuito dalla tarda mattinata fino a sera. Il momento più sentito resta il 19 settembre, giorno di San Gennaro, patrono di Napoli. Un secolo fa, infatti, un gruppo di immigrati napoletani improvvisò una piccola festa di quartiere davanti a una cappella di strada. Oggi quella stessa celebrazione richiama circa un milione di visitatori ed è il più grande evento delle tradizioni italiane negli Stati Uniti.

Una storia resa leggendaria. Quella 2026 non è un’edizione qualsiasi, ma l’anno del centenario della manifestazione, che gli organizzatori hanno battezzato Centennial Year, con eventi speciali in arrivo nel corso di tutti gli undici giorni. Questi sono i tre appuntamenti già confermati dal calendario ufficiale: Messa solenne in onore del patrono di Napoli sabato 19 settembre dalle 14 alle 16, alla Shrine Church of the Most Precious Blood; Grand Procession sabato 26 settembre dalle 14 alle 16, con la statua di San Gennaro portata in trionfo per le strade di Little Italy; Concerto dal vivo da Napoli: sabato 26 settembre dalle 19 alle 23, un’esibizione speciale arrivata direttamente dalla città del Santo per chiudere il weekend finale.

Il programma completo, con gli spettacoli serali giorno per giorno, viene pubblicato di solito dagli organizzatori a ridosso dell’evento, il cui palcoscenico è Mulberry Street, chiusa al traffico tra Canal Street e Houston Street: undici isolati trasformati in un fiume di luci tricolori, bancarelle e musica. I festeggiamenti si allargano anche a Hester Street, tra Baxter e Centre Street, e a Grand Street, dove all’angolo con Mott Street trovi il Festival Stage con gli spettacoli dal vivo di ogni sera.

Il cuore religioso della festa, invece, batte alla Shrine Church of the Most Precious Blood, la Chiesa del Preziosissimo Sangue al 113 di Baxter Street: qui si celebra la messa solenne del 19 settembre e da qui parte la devozione che ha dato origine a tutto. La Grand Procession del 26 settembre muove, viceversa, dall’incrocio tra Canal Street e Mulberry Street, con la statua di San Gennaro che avanza su un carro tra bande musicali che intonano canzoni napoletane, seguita dalle associazioni italoamericane della città. Negli anni, la processione ha avuto Gran Cerimonieri d’eccezione: attori come Chazz Palminteri e Steve Schirripa, volti amatissimi de I Soprano e Blue Bloods, a conferma di quanto la festa sia intrecciata con l’immaginario italoamericano di Hollywood. Non a caso queste strade compaiono in film come Il Padrino e Mean Streets. Ogni sera il Festival Stage, all’angolo tra Grand e Mott Street, ospita musica dal vivo gratuita, dai classici napoletani alle cover band, per un pubblico che canta a squarciagola sotto le luminarie.

Pochi probabilmente lo sanno, ma New York ha due Little Italy. Quella di Manhattan è la più famosa; quella del Bronx, nel quartiere di Belmont attorno ad Arthur Avenue, è considerata da molti newyorkesi la più autentica. Il bello di Belmont è che la festa continua tutto l’anno nelle sue botteghe storiche: Teitel Brothers vende salumi e mozzarella di bufala dal 1915, Madonia Bakery sforna pane dal 1918 come Cosenza’s Fish Market, mentre Biancardi’s taglia carne dal 1930 e da Cerini troveresti persino il Ciobar e le caramelle Rossana.

Il cuore di tutto resta il mercato coperto di Arthur Avenue, voluto dal sindaco La Guardia nel 1940. La memoria e la classica occhiata al passato, dunque, restano sempre importanti. Con le grandi migrazioni di fine Ottocento, la devozione attraversò l’oceano: nel 1888 gli immigrati del Sud Italia costruirono a Little Italy la Chiesa del Preziosissimo Sangue, affacciata su una Mulberry Street che, allora, era il cuore di un quartiere italiano esteso per una cinquantina di isolati.

La prima festa vera e propria arrivò nel 1926: un block party di un solo giorno, organizzato da famiglie napoletane che gestivano bar e ristoranti sulla strada, tra preghiere, cibo condiviso e offerte per i più poveri del quartiere. Da quel giorno, la celebrazione è cresciuta fino a diventare la festa di undici giorni che si conosce oggi, una delle tradizioni più amate di New York. Dal 1996 l’organizzazione è affidata a Figli di San Gennaro, la Children of San  Gennaro, l’associazione no profit che, con i ricavi della festa, sostiene oltre 30 enti benefici e tiene viva la memoria dei primi immigrati italiani.

Una curiosità che sorprende molti: San Gennaro, ovviamente, non è anche il patrono di New York. Il santo protettore della città, o meglio della sua arcidiocesi, è San Patrizio, a cui è dedicata la cattedrale sulla Fifth Avenue. San Gennaro resta il patrono di Napoli, ma per undici giorni a settembre è come se lo fosse anche della Grande Mela. L’eco della festa si sente ben oltre Manhattan: a Belmar, nel New Jersey, si tengono celebrazioni gemelle. Insomma uno scenario complesso,  capace di coniugare fede, cultura popolare e tradizioni identitarie. Il top.

 

Articolo precedenteL’architettura del conforto. Il Gattò di Santa Chiara incontra lo Strudel di patate della Val Aurina