Nell’attuale rinnovato interesse non solo a scavare Pompei, ma a raccontarla, sembra di riscontrare un ritorno ad Amedeo Maiuri
Il fervore di scavi e restauri che si è avuto a Pompei dal 2012 con il Grande Progetto Pompei e con l’istituzione del Parco Archeologico di Pompei nel 2014, ha riproposto all’attenzione di tutti l’esigenza di rappresentare in un modo rigoroso ma nel contempo coinvolgente, Pompei e le altre località vesuviane, per farle rivivere come esperienza storica e non solo sito archeologico, rappresentarne urbanistica e costumi sociali, cultura e religione.
Lo scopo è quello di avere una rappresentazione rigorosa e viva dell’uomo di quelle società.
In questo rinnovato interesse non solo a scavare Pompei, ma a raccontarla, mi è sembrato di riscontrare un ritorno ad Amedeo Maiuri. Emblematico mi sembra che in un libro del 2016, 79 storie su Pompei che non vi hanno ancora raccontato, di Lara Anniboletti, che ha lavorato proprio nell’ambito del Grande Progetto Pompei, siano inserite alcune pagine dell’archeologo, liberamente tratte da uno dei suoi libri “divulgativi” più fortunati, Pompei ed Ercolano. Fra case e abitanti. È scelta inconsueta e significativa, che mostra come si veda ancora in Maiuri per certi versi un modello nella presentazione al pubblico di svariati aspetti della vita della città e dei suoi edifici più rappresentativi.
Amedeo Maiuri fu personalità poliedrica di archeologo, funzionario e scrittore, sovrintendente dal 1924 al 1961 di un territorio dapprima vastissimo, che comprendeva tutta la Campania e il Molise, che fu poi progressivamente ridotto con il sorgere di altre sovrintendenze. Moltissimo operò nelle località vesuviane e nei Campi flegrei, ma non lesinò attenzione ad altri territori della sua vasta “provincia”.
Dagli anni trenta il suo peculiare modo di comunicare l’archeologia fu “la passeggiata”, scritto divagante e dotto che mette a fuoco un luogo, un edificio, e ne evoca caratteristiche, anche ambientali, e personaggi, intrecciando quello che si vede con quello che si può evocare dalle pagine dei classici.

Pompei ed Ercolano, col sottotitolo rivelatore, Fra case e abitanti, nacque da una costola di Passeggiate campane, il vero grande repertorio delle passeggiate di Maiuri. L’autore volle dedicare un libro solo alle località vesuviane, stralciò le pagine pompeiane ed ercolanesi, le arricchì con altri scritti e diede alle stampe questo volume nel 1950 e poi, ulteriormente ampliato, nel 1959. In quest’ultima forma è stato ristampato un paio di volte ma oggi non se ne trovano più tracce in libreria. Vale quindi la pena di darne al lettore un profilo.
Già nel 1950 l’autore scriveva di aver “voluto dare immagini vive di due città che amiamo chiamar morte, sembrandomi che la loro funzione di centri di umano e universale interesse non si esaurisse nella documentazione archeologica”, ma affermava anche di voler fare questo “senza tornare alla letteratura romantica dell’800, che ci ha dato una Pompei umanamente e storicamente falsa, e senza tanto meno indulgere al facile gusto della storia romanzata”.

Maiuri era spesso il protagonista di quanto scriveva e in questo libro, più che altrove, il protagonista entra talvolta in primo piano sulla scena: “Risalgo, lungo il doppio cordone della rotaia, (c’erano i binari con i vagoni trainati da cavalli per portare via i detriti di scavo allora) dallo umidore della trincea di scavo ai campi che ancora ricoprono la città: pochi passi e il valico fra quei due mondi è superato…Il sole entra negli interni a sciabolate di luce, guarda in tralice a traverso lo spiraglio di una finestruola, arriva appena ad accendere il rosso stinto dello zoccolo di una bottega. Ma le case scoperchiate, senza tetto, perdono ogni carattere di umana personalità; si ammassano, si addensano per un’infinita distesa cinerea interrotta solo dalle rughe profonde delle strade: sembrano di lassù, contro luce, un’immensa marea indurita di flutti impietrati contro quegli argini erbosi”.
L’archeologo proprio “quel valico tra i due mondi” vuole colmare, il tono emotivo delle sue passeggiate è ben delineato. Vedremo nel prossimo articolo come svolge questa sua percezione.






