Si è spenta oggi, all’età di 92 anni, una delle figure più importanti per la conoscenza del vasellame bronzeo vesuviano

Apprendere la notizia della morte di Madame Suzanne Tassinari mi ha riportato indietro di moltissimi anni. Fra gli anni ’80 e ’90 la conobbi mentre lavorava nel vecchio deposito degli Scavi di Pompei, catalogando e studiando il vasellame bronzeo ivi conservato. Una persona splendida, coltissima, con una conoscenza immensa della quale non lesinava la condivisione. Ne nacque una collaborazione relativa alla compilazione delle schede RA che le occorrevano per lo studio approfondito dei manufatti bronzei di Pompei ed Ercolano.

Conservo ancora, in una vecchissima agenda, il numero telefonico di Parigi e quello di Firenze, dove spesso soggiornava quando era in Italia, a meno che non fosse ospite a Napoli di illustri colleghe come Claude Arbore Livadie. Non ho mai dimenticato le passeggiate lungo le strade pompeiane, ma soprattutto le lezioni di archeologia e di vita che mi consegnava, ammantata nei suoi fantastici e svolazzanti caftani che rendevano possibile sopportare la calura estiva. E si parlava dei bronzi, delle case che li avevano custoditi e poi restituiti alla curiositas degli archeologi e non solo, e io sognavo un futuro che gli accidenti della vita non hanno consentito si avverasse.

Madame Suzanne Tassinari, archeologa del Centre National de la Recherche Scientifique (Museo del Louvre), dopo le prime ricerche sul vasellame bronzeo dei Musei delle Antiquités Nationales e della Civiltà Gallo-Romana di Lione, si è dedicata allo studio delle suppellettili domestiche in bronzo nei depositi di Pompei, Ercolano e del Museo Nazionale di Napoli.  Quando ci siamo incontrate, lavorava al monumentale catalogo che, nel 1993, vide la luce in due splendidi volumi, magistralmente illustrati da Vincenza Morlando – d’Aponte, che “L’ERMA” di BRETSCHNEIDER pubblicò col titolo “IL VASELLAME BRONZEO DI POMPEI” e che occupa un posto d’onore nella mia biblioteca. Quale non fu l’emozione quando fui chiamata dalla Soprintendenza di Pompei per ritirare la mia copia del Catalogo! All’interno, nei ringraziamenti, insieme a tanti altri archeologi, assistenti di scavo, studiosi già noti nell’ambiente culturale archeologico, il mio nome insieme a quello di Rosanna Lembo e Annamaria Visciano, mie compagne in questa avventura dalla quale apprendemmo tanto.

Il primo volume del catalogo edito da L’ERMA di BRETSCHNEIDER

Da “Madame”, come affettuosamente la chiamavamo, abbiamo appreso anche l’umiltà, dote non comune che era una delle sue cifre distintive. Margherita Tuccinardi, una delle archeologhe con le quali ho condiviso l’esperienza del “Neapolis”, la ricorda allo stesso modo, quando, sempre disponibile e sorridente, ci consigliava e indirizzava nello studio e nelle ricerche presso la Biblioteca del MANN, luogo d’elezione per noi ancora studentesse. Anche Alix Barbet, autrice di una monumentale banca dati fotografica relativa ai “Décors antiques”, trovava in Suzanne Tassinari un confronto sempre aperto e puntuale, capace di dirimere i dubbi più seri.

Ho preferito ricordare, di Madame, l’aspetto più umano, dal momento che quello professionale di grande studiosa resta indiscutibile e noto nell’ambiente dell’archeologia. E come lei, ricordo gli altri miei MAESTRI, da Attilio Stazio a Ettore Lepore, da Valeria Sampaolo a Peppino Maggi, per ricordare solo quelli che non ci sono più. Da essi ho appreso non solo ad imparare e studiare, ma soprattutto a vivere considerando ogni esperienza un tesoro prezioso, anche se non destinata a continuare nel tempo.

Proprio come il prezioso vasellame bronzeo di Pompei, ma anche di Ercolano e Napoli, che si spera vengano resto resi noti con una pubblicazione progettata da tempo e che ancora attende di vedere la luce.

Adieu, Madame, e ancora una volta Grazie! La tua Luce non si è spenta.

Foto di copertina: foto MANN su gentile concessione Teresa Sarnataro

 

 

Articolo precedenteLa Sagra del Mare Flegrea racconta Monte di Procida
Articolo successivoL’economia della pagnotta. Dalle polpette d’uovo di mia madre ai canederli di montagna