In ricordo di Vittorio Messori, che il 3 aprile 2026 ha lasciato questa terra

Quando ho appreso della morte di Vittorio Messori, il giorno del Venerdì Santo, sono andato a cercarlo in certi scaffali interni della mia biblioteca, ma non mi sono soffermato sui  titoli più noti, ho puntato direttamente a Dialoghi su Gesù e a Inchiesta sul Cristianesimo, due libri di interviste che mi ricordano incontri e scoperte di tanti anni fa.

È bene che lo dica subito, con i toni sommessi che l’opera di un uomo così attivo e seguito impone: nei grandi libri di Messori, che non sto qui a elencare tanto sono noti, non solo in ambienti cattolici, ho ravvisato spesso il tipico atteggiamento interiore del convertito quale si è sempre presentato. Ho avuto cioè più volte l’impressione che, come in Manzoni, Agostino, Tertulliano, Paolo di Tarso (e cito questi nomi consapevole delle peculiarità intellettuali di ciascuno e della varietà dei risultati raggiunti nel campo in cui hanno operato),  il nucleo del suo pensiero stesse in un’esperienza intima e potente dalla quale discendeva il suo studio, continuo e accanito, e il suo argomentare. Mi è spesso sembrato che la sua ricerca delle ragioni razionali per credere seguisse un’esperienza interiore che già conteneva in sé quelle ragioni e si costituiva in qualche modo come un saldo pregiudizio che gli faceva vagliare una messe enorme di situazioni, storiche, ecclesiali, di cronaca, con risultati diseguali. Ho sentito che, quando si è accinto a scrivere quel suo primo, poi famosissimo e diffusissimo libro, “Ipotesi su Gesù”, i giochi dentro di lui fossero già fatti.

Nei suoi due libri di interviste si esprime appieno il suo desiderio di conoscere e far conoscere le idee di un ampio e variegato gruppo di studiosi e testimoni sul fatto Cristo, di porre le domande ultime, quelle su cui magari preferiamo glissare. Il primo volume uscì in un’edizione fuori commercio della Società San Paolo, il secondo invece regolarmente in libreria per le edizioni SEI. “Inchiesta sul cristianesimo”, non contiene tutte le interviste dei “Dialoghi su Gesù”, che in questo volume sono presentate nell’ordine cronologico di uscita sul mensile “Jesus”. Tutte, invece, nell’ “Intervista”, sono raggruppate per tipologie, secondo le modalità di rapporto con Gesù e la Chiesa. Probabile che nei quattro anni trascorsi tra il primo e il secondo volume qualche intervista non rispondesse più tanto al complessivo disegno apologetico dell’autore, ma è vero anche che lo stesso autore avverte la mancanza soprattutto del filone marxista e afferma che molte delle interviste non hanno trovato posto per motivi di spazio e preannuncia un prossimo volume  di “un’inchiesta che continua” ma che non è mai uscito, c’è stata solo qualche aggiunta in un testo che è rimasto sostanzialmente quello del 1987.

Lo stile dell’intervistatore quasi mai contempla il modello domanda e risposta con profilo del personaggio completamente distinto dall’intervista, che può anche essere uno scontro, stile Fallaci. Spesso le risposte, sempre rigorosamente tra virgolette, sono incastonate in una più ampia presentazione del personaggio. Si ha a volte l’impressione di trovarsi dinanzi a un’antologia di citazioni commentate, dinanzi a un discorso sul personaggio che contempla anche suoi interventi più o meno lunghi. Personalmente, leggendo, desideravo a volte che il personaggio parlasse di più, che il suo pensiero fosse riportato con maggiore ampiezza. Volevo ascoltare lui più che Messori!

Comunque la quantità di stimoli è elevata e, col tempo e la scomparsa di molti degli intervistati, il libro ha acquistato un notevole valore documentario. Oggi, con la scomparsa anche dell’autore, le interviste di Messori sono consegnate definitivamente alla storia e sono forse uno dei testi che resteranno per vedere un ampio ventaglio di posizioni su Cristo e il cristianesimo fuori e dentro la Chiesa cattolica, in un ventennio cruciale del secolo scorso.

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