Lo studio pubblicato sul GeoScience Frontiers
POZZUOLI – Il lento sollevarsi e abbassarsi della crosta terrestre della caldera flegrea, fenomeno questo meglio conosciuto come bradisismo, “arriva dal cielo” (almeno in parte). Un recente studio di importante rilievo scientifico, pubblicato sulla prestigiosa rivista estera GeoScience Frontiers (GSF), evidenzia infatti che l’acqua piovana svolge un ruolo significativo nel bradisismo dei Campi Flegrei, contribuendo in modo misurabile al sollevamento del suolo e ai sismi, osservati negli ultimi vent’anni. La ricerca multidisciplinare è stata guidata da Nicola Scafetta e Annamaria Lima, del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse (DiSTAR), dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con il contributo di prestigiosi ricercatori italiani e internazionali. In particolare, è stato delineato l’assetto tettonico‑stratigrafico del vulcano, indispensabile per lo studio della circolazione idrica sotterranea e dell’intero sistema idrotermale.
Il lavoro dimostra che l’infiltrazione dell’acqua meteorica, nei serbatoi idrotermali superficiali, può contribuire fino a 5 cm di sollevamento all’anno, rappresentando oltre il 20% del sollevamento totale, registrato tra il 2005 e il 2025 nell’area di Pozzuoli. L’analisi integra i dati pluviometrici dal 1950 con quelli di sollevamento della stazione RiTe (Rione Terra), rivelando “come la geometria del sottosuolo condizioni la migrazione dei fluidi e la risposta deformativa del sistema vulcanico”. Secondo gli autori, la presenza di una struttura anticlinalica sotto Pozzuoli favorisce l’accumulo e la pressurizzazione dei fluidi in serbatoi, posti a diverse profondità. In quelli più superficiali si accumula l’acqua piovana, quando la velocità di scarico a mare viene rallentata, mentre nei serbatoi più profondi si accumulano principalmente i fluidi che essolvono dal magma stazionario in lento e continuo raffreddamento, quando non riescono a fuoriuscire.

Lo studio mostra inoltre che, dopo il 2010, il tempo di ricarica dell’acquifero superficiale si è ridotto da quattro a tre anni, indicando un aumento dell’infiltrazione dovuto alla fratturazione che, di conseguenza, incrementa la permeabilità del sottosuolo. «I nostri risultati dimostrano che l’acqua meteorica ha un impatto molto più rilevante di quanto si pensasse sulla dinamica del bradisismo», spiega Nicola Scafetta (DiSTAR), primo autore dello studio. «Comprendere questi processi dinamici è fondamentale per migliorare i modelli previsionali e per valutare possibili interventi di mitigazione».
La ricerca suggerisce, infatti, che sistemi di drenaggio superficiale e di estrazione di fluidi sotterranei, opportunamente progettati, potrebbero contribuire a ridurre l’infiltrazione dell’acqua piovana, limitando la pressurizzazione dei serbatoi idrotermali e mitigando i rischi, associati alla deformazione del suolo. Lo studio, firmato da Nicola Scafetta, Annamaria Lima, Alfonsa Milia, Frank Spera, Robert J. Bodnar, Benedetto De Vivo e Linda Daniele, rappresenta un contributo significativo alla comprensione dei processi che regolano l’attività del più popoloso sistema vulcanico attivo d’Europa.







