Alla scoperta del luogo-simbolo della grande tradizione musicale napoletana, tra memoria, innovazione e suggestioni multisensoriali
Il nome “Trianon” richiama il villaggio acquistato e poi demolito da Luigi XIV per ampliare il parco della Reggia di Versailles. Un richiamo alle delizie regali francesi, che trova sorprendente eco nel cuore di Napoli, dove il teatro omonimo nasce all’inizio del Novecento, nell’ambito del grande progetto urbanistico di risanamento della città partenopea. L’edificio sorge nei pressi del cosiddetto Rettifilo – l’attuale Corso Umberto I, grande arteria cittadina ispirata al modello dei boulevard francesi – in un’area che coincide con l’antico quartiere di Forcella, uno dei nuclei più antichi della città. Qui sopravvivono ancora tracce della Neapolis greca: tra queste, inglobata nella struttura del teatro, l’unica torre di guardia superstite delle mura urbiche, un tempo posta a presidio della porta Furcillensis (o Herculanensis). Costruito in cemento armato, tra i primi esempi del genere in Italia, il teatro viene inaugurato l’8 novembre 1911 con la celebre commedia “Miseria e nobiltà” di Eduardo Scarpetta.

Nel corso del Novecento il Teatro Trianon Viviani diventa uno dei principali palcoscenici della scena teatrale e musicale napoletana: la sua programmazione spazia dall’opera al varietà, dalla canzone sceneggiata alla commedia, ospitando protagonisti dello spettacolo partenopeo come Totò e Mario Merola. La presenza di storiche famiglie teatrali – dai De Filippo ai Viviani, dai Fumo ai Maggio – contribuisce a farne uno dei luoghi simbolo della tradizione attoriale cittadina. Tra gli anni Trenta e gli anni Novanta il teatro attraversa alterne fortune, con diverse trasformazioni di destinazione e denominazione. Una nuova fase si apre nel 2002, quando il Trianon assume una rinnovata identità artistica grazie anche alla consulenza di figure apicali come Beppe Vessicchio, Nino D’Angelo e Giorgio Verdelli. Dopo un periodo particolarmente difficile, segnato da gravi problemi economico-finanziari e da oltre due anni di fermo produttivo che ne hanno messo a rischio la sopravvivenza, il teatro torna a operare grazie alla Fondazione Trianon Viviani, sostenuta dalla Regione Campania e dalla Città Metropolitana di Napoli.

Oggi questa storica “casa delle arti napoletane” ospita anche due spazi immersivi, voluti dalla direzione artistica di Marisa Laurito: la Stanza della Memoria e la Stanza delle Meraviglie, dedicate alla valorizzazione della tradizione musicale partenopea. La Stanza della Memoria, collocata al primo piano, nasce nel 2021 come spazio permanente dedicato alla conoscenza e alla valorizzazione della canzone napoletana e delle culture musicali della Campania. La storica Sala Enrico Caruso diventa così un luogo di incontro tra memoria e contemporaneità, dove il pubblico può accedere ai contenuti digitali conservati nel portale SoNa – Contesto Musica, parte dell’ecosistema digitale ArCCa. Lo spazio è pensato come un ambiente aperto tanto agli studiosi quanto al grande pubblico: professionisti, appassionati e visitatori possono consultare registrazioni audio, spartiti, manoscritti autografi, locandine, manifesti, programmi di sala, fotografie e materiali audiovisivi che documentano oltre due secoli di storia musicale, dalla ottocentesca “età d’oro” fino ai giorni nostri. Gli utenti possono navigare tra spartiti e copielle (partiture artigianali stampate su fogli volanti e vendute per strada); ricercare autori, musicisti e cantanti che hanno segnato la storia della musica napoletana, vivendo emozioni palpabili legate ai capisaldi di un repertorio amato in tutto il mondo. L’esperienza è pensata anche per un pubblico internazionale, offrendo un racconto affascinante e accessibile della grande tradizione musicale italiana.

La Stanza delle Meraviglie viene inaugurata due anni dopo, nel 2023. Il progetto, unico nel panorama italiano e internazionale, nasce nell’ambito dell’Ecosistema digitale per la Cultura promosso e finanziato dalla Regione Campania, con l’obiettivo di valorizzare e rendere fruibile il patrimonio culturale materiale e immateriale legato alla canzone napoletana. Il titolo richiama la tradizione delle Wunderkammer, le “stanze delle meraviglie” diffuse nelle corti europee tra Cinquecento e Settecento, e nelle quali si raccoglievano oggetti rari e curiosi provenienti da tutto il mondo. In questa versione contemporanea, la meraviglia nasce dall’incontro tra memoria musicale e tecnologie digitali. Attraverso un percorso immersivo della durata di circa trenta minuti, i visitatori possono entrare virtualmente in una Napoli d’altri tempi e ripercorrere, tra suoni, colori e immagini in movimento, la storia della Canzone napoletana dalla fine dell’Ottocento fino al 1940, periodo di straordinaria fioritura creativa per questo repertorio. Interpretazioni contemporanee dei grandi classici, realizzate nel rispetto filologico delle partiture e dei testi, si intrecciano con fotografie e dipinti d’epoca, restituendo le atmosfere di un patrimonio musicale che ha conquistato il mondo.
Così, il Trianon Viviani non è soltanto un teatro, ma un luogo vivo di memoria e sperimentazione: un vero e proprio tempio della tradizione musicale partenopea, dove il passato dialoga con il presente e ogni visitatore può sentire pulsare la storia della Canzone napoletana come esperienza emotiva e condivisa.







