Carlo Avvisati

Una volta i giornali erano presi a riferimento: “sta scritto ncopp’ô giurnale”, “ ’o pporta pure ’o giurnale” si diceva per indicare che si trattava di una cosa scritta bene e di un fatto veritiero. Ora, serve stare attenti perché non è più così. Spesso, orrori dialettali grammaticali vengono inseriti nei pezzi e danno la misura di quanto poco rispetto, e di quanto altrettanta scarsa conoscenza, si ha del napoletano.

E pensare che dal 1860 in avanti fu tutto un fiorire di “fogli” settimanali o quindicinali come “Pulicenella e lo diavolo zuoppospassatiempo de Napole e trentaseje Casale” (1861), o “Lo nuovo diavolo zuoppo e Polecenella (1864), e tanti altri, che venivano stampati in purissimo dialetto napoletano.

Lo scacamarrone (l’errore) ce lo ritroviamo spesso sia all’interno del pezzo sia nel titolone. In quest’ultimo caso quel titolo mal rimediato (male arremeriato) salta subito all’occhio e mostra la poca dimestichezza con il dialetto, consegnando il quadro di una decadenza linguistico dialettale, spesso spacciata per evoluzione della parlata.

Se poco si conosce la grammatica di una lingua – dialetto ricca e pregnante come il napoletano, sarebbe meglio che ci si guardasse dal farne uso. Principalmente per non portare il lettore comune su una falsa giustezza della scrittura.

AMMA FATICA’ per esempio, che spesso si legge e si riporta un poco dappertutto, è grammaticalmente e graficamente sbagliato. Il verbo “dovere” in napoletano non esiste, al posto suo si utilizza la locuzione “abbiamo da”. Sarebbe stato dunque giusto e corretto scrivere “Avimm’’a faticà” ovvero ”Abbiamo da lavorare”. E, se proprio, per un fatto di spazio, non entra nella riga, si dovrebbe scrivere Âmm’’a faticà, con circonflesso sulla “A”

Ecco … Âmm’’a faticà …assaje… pe scrivere ’o nnapulitano… commilfó.

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