La mostra dedicata all’acqua, curata da Giuseppe Ottaiano, ad Oliveto Citra nell’ambito del Sele d’Oro 2025

Dal Battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore, dove si sono “posate” per la prima volta sulla terra, al Castello Guerritore, ne hanno fatta di strada le gocce di Giuseppe Ottaiano. Con un percorso inverso, dal basso verso l’alto e dall’esterno all’interno, partite da Nocera Superiore sono giunte ad Oliveto Citra, spinte dal richiamo del simile che attrae simile, ovvero dalla visione di bellezza del sindaco Carmine Pignata, fatta della stessa sostanza, liquida, malleabile e multiforme, di quella che permea la mente di Ottaiano e che lo ha condotto e lo conduce tuttora ad inventare progetti e percorsi sempre nuovi per diffondere e condividere il buono ed il bello che abitano la nostra amena Campania felix.

Dal battistero al castello, dicevamo, facendo tappa, nel mezzo, in chiostri di conventi, navate di basiliche, cortili di ville settecentesche e sale di palazzi contemporanei, le “gocce d’acqua” si sono posate indistintamente su suoli consacrati come in luoghi secolari, perché l’acqua non discrimina e non distingue: è la stessa per tutti, non si fa corrompere ed è ugualmente necessaria per chiunque: “utile et humile et pretiosa et casta” pronunciava Francesco di Assisi, in quel bellissimo brano di sublime, semplice verità.

Utile e preziosa lo è ancora oggi, l’acqua, come sempre e da sempre. Ogni popolazione dell’antichità ha fondato le proprie città vicino o in prossimità di fonti d’acqua: dagli egizi ai sumeri fino ai greci e ai romani, ognuno di questi popoli era ben consapevole della necessità di stabilirsi accanto a corsi d’acqua per la sopravvivenza dei loro cittadini e delle loro città. In nome di questa importanza vitale che riconoscevano all’elemento primordiale, rispettavano e tutelavano religiosamente quei corsi d’acqua che davano loro vita, casa e protezione.  Poi è arrivata la nostra civiltà; la civiltà dei sapiens 3.0, che pensa e crede di essere la più intelligente di tutte le civiltà mai esistite e di aver il potere di disporre di qualunque cosa esistente sul Pianeta; anche dell’acqua, appunto. Oggi l’acqua si vende e si acquista, come un bene di proprietà, si profana, si sporca e si spreca; si guarda con assuefazione, come si fa con tutte le cose che si considerano scontate. Abituati a nascere e crescere nel benessere, non ci rendiamo conto della preziosità delle risorse che abbiamo e men che meno crediamo di averne una qualche personale responsabilità.

È da questo genere di riflessioni che un anno e mezzo fa, nella cittadina di Sant’Anastasia, è stato fondato il MUMAC, Museo Multimediale delle Acque Campane, luogo interattivo e digitale costruito intorno al tema dell’acqua, vista come dato naturale e fisico, ma anche come elemento simbolico portatore di vita e di bellezza. Perché quello di vita & bellezza è un matrimonio che si realizza gioiosamente nell’installazione artistica che fa parte del percorso museale permanente e che viene esposta da oggi, 5 settembre, anche nelle sale del Castello Guerritore, dove sarà visitabile per tutto il mese di settembre e fino al 5 ottobre. L’installazione completa è costituita da circa 2000 pezzi, realizzati da artisti professionisti e studenti.

In mostra ad Oliveto Citra, nell’ambito della XLI edizione del Premio Sele d’Oro Mezzogiorno, sono esposte 200 “Figlie dell’Acqua”, indicando con questo nome le gocce più piccole, realizzate dagli studenti dei licei artistici campani, e cinque “Gocce d’Acqua”, di formato più grande, opera di artisti campani professionisti. Una selezione simbolica, dettata da esigenze logistiche e non dall’importanza, che però è più che sufficiente per trasmettere quello che è il messaggio più importante che questa mostra comunica allo spettatore. Messaggio tanto semplice quanto efficace, ovvero: insieme si possono veramente fare cose belle, utili e importanti. Le gocce dell’istallazione, prese singolarmente, per quanto affascinanti e ben realizzate, avrebbero poco senso. È il trovarsi collocate insieme che dà loro forza e valore. E anche l’ispirazione, perché mentre montavamo le gocce, una per una, fila per fila, osservando tutte quelle idee, quelle variazioni di sensibilità, che pur senza conoscersi, se ne stavano lì, una accanto all’altra, a cooperare per lo stesso obiettivo, mi è venuta una voglia incontenibile di aggiungere anche la mia goccia a quel mare di possibilità.

La vera forza di questo progetto visionario non risiede solo nella meraviglia delle realizzazioni, nell’utilità e nella bontà del suo fine. La forza di questa installazione si trova soprattutto nella sua capacità di coinvolgere, di prendere l’osservatore come in un effetto domino, e di indurlo alla riflessione sull’elemento della vita, con dolcezza e levità, con bellezza e poesia; di sussurrargli, in maniera quasi impercettibile, l’importanza di unirsi in comunione d’intenti, per costruire bellezza, futuro, civiltà e vita. Anche oggi, soprattutto oggi, che viviamo nell’era dell’individualità più brutale. Sì, quello che “Gocce d’acqua” rammenta è che da soli si è goccia, ma, se ci si unisce con altri di uguale sostanza, si diventa mare e allora sì, forse si può pensare perfino di raggiungere l’orizzonte.

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