“Con Capri si completa il sistema delle aree marine protette del Golfo di Napoli, che diventa il primo golfo italiano interamente tutelato attraverso una rete coordinata di AMP”.

E’ quanto ha dichiarato, tra l’altro, il Ministro all’Ambiente e alla Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, avendo la Camera, il 4 agosto scorso, approvato definitivamente la legge (n. 158 del 1° settembre 2026), che istituisce appunto l’Area Marina Protetta Isola di Capri. Il Mare Nostrum, in termini ovviamente espressivi di bene comune e quindi di tutti, torna così sotto i classici riflettori, punta di diamante il “Canyon di Cuma”, il Grand Canyon Sommerso che da Cuma arriva ad Ischia, toccando le altre meraviglie del “Regno di Nettuno”, quali Procida e l’isolotto di Vivara (Riserva Naturale Statale).

È uno dei canyon sottomarini più grandi del Mediterraneo, ed è una ragione in più per cui nel Golfo di Napoli vivono balene e coralli bianchi: non lo vedi dalle spiagge di Licola e Cuma, ma a 300 m. da riva il fondale ‘crolla’ di 1000 metri.  Quello che i pescatori chiamano “Canyon di Cuma” non è un canyon singolo, essendo il sistema più complesso del Tirreno centrale, composto da tre giganti intrecciati. Ovvero, Canyon Dohrn:il più famoso, dedicato al fondatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn: parte davanti a Posillipo e scende fino a 1300 metri; ha una scogliera fossile di 80 metri di altezza, scoperta solo l’anno scorso. Canyon Magnaghi: parallelo al Dohrn, più profondo, arriva a oltre 1000 metri; Canale / Canyon di Cuma: è il ramo occidentale di questo sistema. La sua testata inizia proprio davanti all’Acropoli di Cuma e a Licola, a soli 50-100 metri di profondità, poi scava la piattaforma continentale e si unisce al Dohrn e al Magnaghi, per gettarsi nel bacino profondo tra Ischia e Ventotene.

In pratica: parti da Cuma, cammini sott’acqua verso ovest e, dopo 8 miglia, sei sopra un burrone che finisce quasi a Procida e Ischia. Il collegamento Cuma-Ischia è fisico, geologico. Non è vulcanico. È tettonico. Durante il Quaternario, mentre i Campi Flegrei esplodevano e Ischia si sollevava, la piattaforma continentale davanti a Cuma ha iniziato a spaccarsi per faglie profonde con orientamento ENE-WSW. Le stesse che hanno aperto il Bacino Ligure. Quando grandi masse di sabbia e fango dal Volturno e dal Garigliano si accumulavano sul bordo della piattaforma, collassavano. Questo cedimento creava le cosiddette correnti di torbida, cioè fiumi sottomarini di acqua e sedimenti che viaggiano a 100 km/h e scavano la roccia come un flessibile. Per centinaia di migliaia di anni, queste correnti hanno inciso la valle.

La testata del Canyon di Cuma è ancora attiva: ogni mareggiata forte porta sedimenti che la mantengono “viva”. È il motivo per cui i fondali davanti a Cuma sono così pericolosi e fangosi. Il canyon è una macchina che porta cibo dal basso verso l’alto. L’acqua fredda e ricca di “nutrienti del profondo”, risale lungo le pareti e nutre tutto. Cosa ci vive, secondo i dati delle ultime missioni Gaia Blu del CNR (2024-2025): Foresta di coralli bianchi. Nel Dohrn e nel Canale di Cuma, a 400-600 metri, sono state trovate biocostruzioni larghe oltre 2 metri di Desmophyllum pertusum (Madrepora coloniale) e Madrepora oculata. Non esistono da nessun’altra parte in Italia, di queste dimensioni.

Si tratta di coralli senza alghe, bianchi, che vivono al buio e costruiscono scogliere alte 80 metri. Con loro vivono ostriche giganti, specie Neopycnodonte zibrowii, e il bivalve rarissimo Acesta excavata; Foresta di coralli neri: sulla secca del Golfo di Napoli e sui bordi del canyon di Cuma, a 80-150 metri, c’è l’unica foresta di corallo nero (Antipathella), del Mediterraneo centrale. Il CNR, oltre a rimuovere reti e plastica con robot subacquei ROV, ha installato “ecoreef”, stampati in 3D nel 2024, per farli riprodurre.

Balene e delfini, ecco il il punto cruciale. Il Canyon di Cuma è il motivo per cui tra Lacco Ameno e Ventotene vivono capodogli, zifii (cetacei), balenottere e il delfino comune (Delphinus delphis), l’unica popolazione stabile rimasta in Italia. Vengono qui perché il canyon concentra calamari e pesci di profondità. La Stazione Zoologica di Ischia li monitora dal 1970. Corallo rosso e Pinna nobilis: sulle falesie di Ischia che guardano il canyon, a 50-80 metri, sono presenti banchi di corallo rosso ancora intatti.

Tutta l’area, dal 2007, è “Area Marina Protetta Regno di Nettuno” (Ischia, Procida, Vivara), proprio per questo canyon che, purtroppo, è diventato, ‘grazie’ alla mano dei pirati e selvaggi di turno, anche una discarica. Ogni missione ROV, trova: Reti da strascico impigliate sui coralli bianchi che li soffocano; rifiuti plastici trasportati dal Volturno; microplastiche nei sedimenti fino a 1000 metri, che la Gaia Blu sta campionando proprio adesso. Senza il canyon, il Golfo di Napoli sarebbe un mare povero. Con il canyon, è uno dei 3 hotspot di biodiversità più importanti d’Italia, ma è fragilissimo.

In una frase: Il Canyon di Cuma non è un buco nel fango. È una cattedrale sommersa, lunga 25 km, che collega l’antica colonia greca di Cuma all’isola vulcanica di Ischia. E tiene in vita il Mediterraneo profondo. Fino a quando può durare tale intricata “intubazione”, ci si domanda in coro?

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