Laudato sii, o mio Signore, per FRATELLO UNIVERSO, visione di grande bellezza e speranza, attraverso cui l’esempio di nostro fratello Francesco può continuare a segnare i cercatori di senso attirandoli a Te.
Una nuova visione nel segno della Bellezza ha preso forma, affidata ancora una volta alla potenza comunicativa ed emozionale del linguaggio artistico: FRATELLO UNIVERSO, collettiva d’arte ideata da Giuseppe Ottaiano e realizzata da mani di artisti, rappresenta un racconto inedito nell’impostazione e nella potenziale risonanza presso il pubblico, pensato in occasione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco.

FRATELLO UNIVERSO nasce dalla consapevolezza dell’eredità universale del poverello d’Assisi, personaggio decisivo nella storia della Chiesa e dell’Occidente; modello sempre attuale per ogni cercatore di Dio e per ogni uomo desideroso di vivere nel segno della fraternità, della carità verso gli ultimi, della pace che disarma i cuori, della povertà (che) libera, dell’armonia col Creato intero; ma soprattutto figura “scomoda” in grado di generare riflessioni e interrogativi anche a distanza di otto secoli. Questa presa di coscienza ha suscitato in Giuseppe il desiderio di omaggiare la figura dell’Assisiate in maniera innovativa, contribuendo al processo di costruzione del suo eterno presente nella storia, perdurante da ottocento anni attraverso i canali della comunicazione orale, letteraria e figurativa.
Alla maniera della figura e del messaggio di San Francesco, il linguaggio artistico è universale, spontaneo, libero, preserva sempre intatte le proprie freschezza e novità, sa essere diretto, concreto, e “scomodo”, suscitando interrogativi, provocazioni, aprendo squarci d’inquietudine nell’apparente tranquillità. Ciò fa di esso il codice ideale per raccontare il Santo in maniera feconda, in occasione dell’ottavo centenario della sua conquista dell’eternità beata in Dio. Raccontare Francesco, infatti, non deve essere un semplice farne memoria, ricostruendo tappe di un passato che rischia di finire distorto, “appiattito”, idealizzato o banalizzato, nella misura in cui è trasmesso attraverso le lenti delle sensibilità, culture, ideologie, esigenze del tempo presente.

Ripercorrere la vita e gli insegnamenti di Francesco sia piuttosto ascolto attento di questo tempo, personale messa in gioco, un lasciarsi leggere, interrogare, violare nella rigidità dei propri schemi mentali, convinzioni, comportamenti, rovistati dentro, smossi come zolle di terra compatta per poter accogliere il seme del cambiamento. L’arte è perfettamente in grado di restituire Francesco come punto di domanda, piuttosto che come concetto, lasciarlo “aperto”, alla giusta distanza da noi, affinché possa realmente continuare a parlarci e illuminarci.
Le venticinque sagome in legno sono tasselli di una narrazione innovativa, unica nel suo genere, pagine di un libro senza parole, scritto con colori, forme, materiali diversi, in cui confluiscono biografia e messaggio francescani attraverso il filtro delle sensibilità e creatività degli artisti coinvolti, da leggere per rileggere e (ri)leggersi – operazione, quest’ultima, simboleggiata dallo specchio inserito nelle opere, all’altezza dello sguardo dei visitatori. La sagoma di San Francesco in legno dipinto realmente ci chiama a sé a braccia aperte, come ante di una porta spalancata oltre la cui soglia siamo chiamati a passare, accogliendo spunti di riflessione con la giusta predisposizione d’animo, senza temere i conti con la propria umanità misera, contraddittoria, eppure destinataria dell’amore misericordioso di Dio, senza misura né prezzo.

Questa narrazione francescana “immersiva” è sì innovativa nel suo genere, ma anche ben innestata nel dialogo fecondo che la Chiesa ininterrottamente intrattiene con gli artisti da oltre duemila anni. Se il Cristianesimo costituisce per l’arte un’inesauribile fonte d’ispirazione, conferendole una dimensione spirituale e religiosa; dal canto suo, essa offre un valido approccio all’orizzonte della fede per mezzo dei suoi artisti, che alla maniera dei profeti sanno guardare sia in profondità che in lontananza, senza limiti, oltre le apparenze, mostrandosi, dunque, potenzialmente capaci di scorgere in tutte le cose la traccia di Dio, artista per eccellenza. Gli artisti sono destinatari di un talento da mettere responsabilmente al servizio della Bellezza, riflesso dell’armonia divina, e di cui fare dono al prossimo. Alla maniera di San Francesco, essi sono chiamati ad una esperienza cosmica del sacro, riscoprendo la comunione con Dio, se stessi e tutte le cose, intuendo la redenzione della realtà tutta in Cristo, componendo il loro personale cantico delle creature. Le opere d’arte, quando composte da uomini e donne pienamente consapevoli del proprio “dono”, possono realmente illuminare l’umanità sul proprio cammino e destino.







