La città di Partenope riscopre le sue origini, al via il recupero della storica Fonte Acqua Ferrosa del Chiatamone.

NAPOLI La Giunta Comunale, presieduta dal sindaco Gaetano Manfredi, su proposta degli assessori alle Infrastrutture, alla Mobilità e alla Protezione Civile, Edoardo Cosenza, e al Bilancio con delega al Patrimonio Pierpaolo Baretta, ha approvato una delibera per il recupero e la valorizzazione della fonte sorgiva del Chiatamone, con l’obiettivo di restituire alla cittadinanza e ai visitatori uno dei simboli della sua identità.

Si tratta di un sito di inestimabile valore storico e culturale, in grado di rigenerare un attrattore turistico-sociale sostenibile. L’immobile, ubicato in via Chiatamone 51, ospita l’antica “Sorgente Acqua Ferrosa”, le cui fonti, che sgorgano ai piedi del Monte Echia, rappresentano una delle ragioni storiche della fondazione del primo insediamento greco di Parthenope-Palepolis. Sfruttate dall’antichità fino agli anni Settanta del secolo scorso, le acque ferrose del Chiatamone torneranno quindi a essere fruibili, grazie a un piano di attività preliminari di riqualificazione.

Acqua zuffregna – immagine dal web

L’Assessore al Patrimonio, Pier Paolo Baretta, ha dichiarato: «Questo intervento si inserisce pienamente nel nostro indirizzo generale di valorizzazione e riqualificazione sociale e culturale del patrimonio comunale. Non stiamo solo recuperando un immobile, ma stiamo riappropriandoci di un pezzo fondamentale dell’identità di Napoli. La fonte del Chiatamone è un simbolo della genesi della nostra città e la nostra priorità è garantirne finalmente la pubblica fruizione».

L’Assessore alle Infrastrutture, Edoardo Cosenza, ha aggiunto: «Il recupero tecnico delle storiche fonti del Chiatamone è un’attività complessa. La struttura necessita di interventi mirati per tornare a essere accessibile in sicurezza. Lavoriamo per trasformare un sito storico, alla base della fondazione greca di Parthenope, rimasto chiuso per decenni in stato praticamente di abbandono, in un nuovo punto di riferimento per il turismo culturale e per il benessere dei cittadini. Preliminarmente occorrono specifiche attività di studio, ivi compresi sondaggi, il prelievo e l’analisi delle acque al fine di confermare sistematicamente quanto già testato negli scorsi mesi, cioè la bontà delle caratteristiche fisiche, chimiche e batteriologiche.

Per queste attività, l’Amministrazione ha individuato in ABC Napoli il soggetto più adeguato: in qualità di braccio operativo del Comune per tutto ciò che riguarda il servizio idrico, e grazie al proprio laboratorio interno accreditato e alle competenze tecnico-scientifiche, ABC avrà un ruolo centrale nelle indagini preliminari. Si occuperà delle analisi necessarie al recupero delle autorizzazioni ministeriali e regionali, delle attività istruttorie tecnico-amministrative e della progettazione degli interventi finalizzati a garantire la piena sicurezza idrogeologica del sito, contribuendo così a definire le future modalità di tutela, utilizzo e valorizzazione della fonte».

Così si esprime il FAI – Luoghi (d’acqua) del cuore: «Fresca. naturalmente frizzante e con particolari qualità benefiche. Si tratta dell’acqua sulfurea (“suffregna” per via delle sue caratteristiche peculiari o “Acqua della sorgenti del Monte Echia”), della fonte di Santa Lucia di via Chiatamone, che per secoli è stata venduta, cercata e bevuta in tutta la città di Napoli».

Come ricordato dal sito web Water(on)line, chiunque poteva visitare la sorgente naturale, grazie ad una scalinata la quale conduceva in una oscura grotta che veniva occupata da venditori e raggiunta da innumerevoli persone, provenienti anche da Caserta, Capua, Torre del Greco ed altre città limitrofe alla grande Partenope, pronte a far scorta di quell’acqua così preziosa, biologicamente pura e in grado di poter curare l’anemia e le carenze di ferro.

Le fontane pubbliche – immagine dal web

É proprio l’acqua sulfurea di Santa Lucia che con il tempo avrebbe rappresentato la principale fonte di guadagno per gli abitanti di via Chiatamone. Le giovani venditrici ambulanti, belle e avvenenti, giravano per la città vendendo l’acqua “zuffregna” a chi cercava refrigerio; mentre l’ “acquaiuolo” nel chioschetto (anche a Mergellina), tra grappoli di limoni, arance, blocchi di ghiaccio e vari attrezzi, metteva in bella mostra “’e mummarelle”, antiche anfore in terracotta che riuscivano a conservare  sempre fresca e frizzante l’acqua zuffregna, che poteva essere servita anche con un pizzico di bicarbonato.

É così che per le vie di Napoli, come recita la poesia “‘E mummarelle”, si potevano udire frasi “veraci” gridate al popolo, per incentivare a comprare e bere l’acqua della fonte del Borgo Santa Lucia, un vero miracolo della natura, che è e resta arte geniale solo di Napoli e della sua comunità.

 

 

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