La storia del quartiere ad ovest della città rappresenta uno dei casi più emblematici in Italia di trasformazione radicale del territorio

NAPOLI – Bagnoli, da ambita località termale e turistica a polo industriale pesantemente inquinato, fino a un complesso e lunghissimo processo di bonifica che stenta a decollare, o almeno così sembra. Un cambiamento dalle fasi salienti, che va dalla cosiddetta epoca d’oro, che testimonia la vocazione naturale della zona, ricca di acque termali, fumarole e sorgenti calde, già apprezzate in epoca romana (nome latino =Balneolis),  alla “voglia di rinascita” (1827), con la riscoperta delle sorgenti, quando Bagnoli tornò ad essere una meta ambita, sviluppando una cultura termale con spiagge, hotel e ristoranti, tanto che ad inizio ‘900 era una località di vacanza rinomata.

Poi la svolta Industriale nei primi decenni del 1900, con la vocazione turistica purtroppo sacrificata a favore dell’industrializzazione: vennero impiantate fonderie, acciaierie (ILVA, poi Italsider), l’ex Cementir (un’area di circa 70mila mq tra via Coroglio e via Pasquale Leonardi Cattolica), nonchè fabbriche di amianto. Ma ecco che negli anni ’60, per ampliare lo spazio industriale, fu realizzata la “colmata a mare”, uno sversamento di milioni di metri cubi di scorie, loppa e materiali di risulta direttamente nel mare.

Un focus che ancora oggi brucia, lascia parlare drammaticamente di sé, quale massimo inquinamento ambientale e in danno della salute pubblica, già duramente minacciata in tanti anni di indifferenza generale o quasi. L’attività siderurgica, è tristemente e inequivocabilmente noto, ha scaricato nel golfo di Bagnoli enormi quantità di metalli pesanti (rame, piombo, zinco, mercurio) e idrocarburi, causando la distruzione di buona parte dell’ecosistema marino, inclusa la prateria di Posidonia oceanica.

La dismissione: Con la chiusura definitiva dell’area a caldo dell’Italsider nel 1990, è iniziata l’inquietante, e sotto certi aspetti misteriosa, storia della bonifica, nota come una delle più lunghe e complesse in Italia. L’area è considerata, intanto, un Sito d’Interesse Nazionale (SIN), a causa della grave contaminazione dei suoli e dei sedimenti marini. La colmata (contestata!) a mare, è e resta uno dei nodi critici, considerata una fonte persistente di inquinamento, il cui destino (rimozione totale vs bonifica/capping), è stato oggetto di dibattito per oltre trent’anni e lo è tuttora.

Bonifica e Rigenerazione: sono in corso lavori (conclusione prevista tra il 2026-2027) per la rimozione, il capping (tombatura) della colmata e il biorisanamento dei sedimenti marini, con l’obiettivo di restituire l’area alla balneabilità, come a voler parafrasare un famoso proverbio napoletano: “ Se fa criticità, comme a Santa Chiara: dopp’ arrubbata ce mettettero ‘e pporte ‘e fierro”.

Sfide Aperte: nonostante i tentativi, per la prevista bonifica si sono spesi quasi 900 milioni di euro (non “devono” pagare sostanzialmente i responsabili della devastazione in atto!?), con risultati talvolta definiti peggiorativi dalla Coret dei Conti. L’obiettivo è trasformare Bagnoli in un parco urbano con accesso al mare, ma permangono importanti criticità sul modus operandi, altrettante preoccupazioni sulla trasparenza dei lavori.

Situazione Attuale (2025-2026): é in corso un progetto innovativo (denominato Life Sedremed), un sistema combinato di biorisanamento ed elettrocinetica (Consorzio con Stazione Zoologica Anton Dohrn), per la decontaminazione in situ dei sedimenti marini costieri, con elevata presenza in questi di contaminanti  organici e metalli pesanti, i cui lavori -secondo il cronoprogramma- si sarebbero dovuti concludere entro il 2025-inizi 2026. Si va avanti con tentativi e sperimentazioni, ma quanto a risultati incisivi parrebbe proprio che, gattopardescamente parlando, “tutto cambia perché nulla cambi”.

Infine America’s Cup 2027: Bagnoli, per la cronaca, è stata scelta come sede tecnica per l’America’s Cup, accelerando i lavori di riqualificazione. In termini di controversie da “rispetto dei diritti”, anche attraverso manifestazioni popolari, partecipate e determinate, legittime e legittimate, sono stati presentati alla magistratura esposti da comitati e cittadini, preoccupati giustamente per i rischi ambientali, la gestione delle polveri e la trasparenza delle operazioni. La Procura di Napoli, a seguito, avrebbe aperto inchieste per verificare procedure e sicurezza circa i  lavori in corso nell’area, anche in prospettiva dell’evento internazionale in agenda.

Il resto, tutto il resto, è storia di questi giorni, che si auspica di corretto e niente affatto pregiudizievole confronto in sedi istituzionali e/o deputate a tanto, per cercare di concordare l’adozione di misure fattibili e non impossibili. Nell’interesse di tutti, in primis della comunità civile e democratica del territorio di Bagnoli. Si faccia prevalere la logica, l’intelligenza della ragione. Il quartiere tutto, già alle prese con una emergenza abitativa strutturale da crisi bradisismica, non può, non deve aspettare ulteriori rinvii.

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