Tufo
- Comuni
- Lunedì, 16 Gennaio 2012 18:54
Su una breve altura, ai piedi del Monte Gloria (778 metri) a guardia del fondovalle, sorge il centro abitato sul versante del fiume Sabato, uno dei principali affluenti del Calore. Il territorio comunale, ricco di acque e sorgenti, ha un andamento collinare, segnato da vigneti e boschi.
Il centro abitato, che parrebbe trarre il nome proprio dalla natura tufacea su cui sorge, aveva un'importante funzione strategica nell'organizzazione della Valle del Sabato che unisce Avellino e Benevento e che sin dall'antichità costituisce un'importantissima direttrice di sviluppo.
Storia
Le origini dell'odierna Tufo vengono ascritte ai Longobardi ed individuate lungo le rive del fiume Sabato, alle pendici del Monte Gloria. Si trattò di un feudo del Conte di Ariano, di cui si interessarono anche i Conti di Avellino, contendendolo ai primi. Risale a tale periodo la prima citazione del borgo in un documento del IX secolo. Tufo fu un borgo ben fortificato del Ducato di Benevento che, vista la sua strategica ubicazione, permetteva di tenere sotto controllo tutta la Valle che dalle propaggini del Monte Terminio conduce alle porte del Sannio. Il fortilizio fu al centro di importanti battaglie durante il Medioevo, tra cui si ricorda quella del 1266, che vide gli Angioini contrapposti agli Svevi. La Regina Giovanna II di Napoli, nel secondo decennio del XV secolo, decretò il ritorno della giurisdizione di Avellino su Tufo, nominando Capitano a vita Sergiovanni Caracciolo, già conte di Avellino. Qualche decennio più tardi Tufo, passato agli Aragonesi, subì una metamorfosi, da fortilizio di frontiera a borgo vero e proprio. Nel 1866, a seguito della scoperta di rilevanti giacimenti di zolfo, per opera della famiglia Di Marzo, Tufo, nel volgere di breve tempo, divenne uno dei più importanti centri estrattivi del Mezzogiorno, tanto da occupare fino ad 800 persone. Quasi un secolo dopo la scoperta, l'apertura dei mercati esteri ed il mancato adeguamento tecnologico degli impianti furono all'origine della crisi degli anni '60, che portò alla chiusura delle cave (1972) ed a quella dell'impianto di trasformazione e commercializzazione (principio degli anni '90).
Cosa vedere
Di grande interesse è il Castello Medioevale, posto nella parte più alta di Tufo. Si può supporre che il castello avesse interni decorati con cura, soprattutto a partire dall'epoca aragonese, quando perse gradualmente le funzioni difensive per trasformarsi in residenza. Ad oggi, tuttavia, l'edificio è completamente diroccato anche se sono visibili ancora tre torri a pianta circolare e gran parte della cortina muraria. Il caratteristico borgo medioevale si presenta ornato dai portali in pietra delle abitazioni e pavimentato da strade selciate. Il Palazzo Di Marzo si trova all'ingresso di Tufo, ed è un maestoso complesso architettonico cui si accede per uno scalone in pietra, ad affiancare la facciata c'è un'alta torre cilindrica. Vi è poi il Mulino Giardino, sede di un complesso di archeologia industriale: le miniere di zolfo (Capone, Piccola, Sociale e Vittoria) scoperte da Francesco Di Marzo nel 1886, che si spingono nel suolo fino a oltre 300 metri di profondità. Imperdibile è la Grotta di San Michele, profonda più di 50 metri. L'acqua sorge da una grotta più piccola, situata nella parte posteriore della grotta e nelle pareti in pietra sono visibili i solchi prodotti dallo scorrere dell'acqua. Meta di pellegrinaggi sin dall'XI secolo il sito aveva per i fedeli un che di magico, di salvifico: ammalati in punto di morte erano trasportati presso di essa ad implorare l'intervento dell'Arcangelo.
Cosa gustare
Il vino bianco Greco di Tufo è il prodotto più pregiato, tanto da ricevere il marchio DOCG. E' senza dubbio il vino più antico dell'Irpinia, derivante dal vitigno Greco, importato dalla regione greca della Tessaglia, dai Pelasgi. Vino dalla tipicità ineguagliabile, con profumi che ricordano la pesca e la mandorla amara, affermato in tutto il mondo, premiato con numerosi riconoscimenti internazionali. E' prodotto in un'area molto limitata, estremamente vocata alla coltivazione della vite, che comprende otto comuni, tutti in provincia di Avellino.
Come arrivare
IN AUTO
Per chi proviene da nord, Napoli, Caserta e dalla Puglia
Uscita casello A 16 "Avellino Est". Direzione Pratola Serra. Strada Provinciale, già S.S. 371, direzione Altavilla Irpina.
Per chi proviene da Salerno e regioni meridionali
Raccordo autostradale Salerno - Avellino. All'uscita immettersi sul raccordo autostradale per la A 16, proseguire, senza entrare in autostrada, in direzione di Pratola Serra. Di seguito Strada provinciale, già S.S. 371, direzione Altavilla Irpina.
IN TRENO
Linea Avellino - Benevento. Scendere alla Stazione di TUFO.
IN AUTOBUS DI LINEA
Solo nei giorni feriali partenze periodiche dal capolinea di Avellino -Piazza Kennedy.
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