Calitri
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- Sabato, 05 Maggio 2012 10:45
L'abitato di Calitri si trova arroccato sul vertice di un cono di roccia di origine tufacea: il suo centro storico si è sviluppato al di sotto del Castello Medioevale le cui fondamenta sono state recentemente riportato alla luce e posto a guardia di gran parte del corso superiore dell'Ofanto.
Secondo alcune teorie il nome Calitri è da mettere in relazione con gli antichi toponimi di Caletranus e Caletra entrambi di origine ligure e divenuti parte integrante del territorio probabilmente quando i Romani deportarono le popolazioni di quella regione nei territori spopolati dell'Irpinia.
Storia
Le prime testimonianze della presenza umana nel territorio risalgono al Neolitico, epoca cui sono ascrivibili i numerosi oggetti (vasi, lame, coltelli, utensili in pietra, ecc...) ritrovati nelle caverne, dette localmente "gruttuni", che si aprono alla base del rilievo su cui poggia l'abitato e che oggi sono utilizzate come cantine, stalle o depositi. La manifattura dei reperti ritrovati è simile a quella ritrovata in altri insediamenti preistorici del versante ofantino. Calitri, dunque, come Bisaccia e Cairano, fu abitata da individui appartenenti alla civiltà di Oliveto-Cairano. Nel medioevo, il Castrum Caletri fu una fortezza antemurale del Gastaldato di Conza, di cui seguì le vicende storiche. Morto l'ultimo discendente dei signori di Conza, il feudo passò sotto le dirette dipendenze della Corona sveva. Nel 1266 Carlo d'Angiò assegnò Calitri a Galeotto de Fleury, ma suo figlio Giovanni, accusato di tradimento, perse l'investitura che fu invece concessa nel 1299 a Raimondo del Balzo. Dal 1304 al 1629 il feudo fu di proprietà dei Gesualdo e in seguito all'unione della di questa famiglia con i Piombino passò a questi ultimi. Nel 1676 il castello e le terre circostanti vennero vendute a Francesco Mirelli, ma nel 1694 una terribile scossa di terremoto si abbatté sull'intero abitato. Mirelli e tutti i suoi familiari morirono nel crollo del castello che non fu mai più ricostruito. Reso autonomo nel 1806, dopo l'abolizione della feudalità, Calitri ha seguito le vicende del regno di Napoli e in seguito del Regno d'Italia.
Cosa vedere
Nelle tortuose stradine del centro storico, dove tra stretti angoli e scalinate si aprono suggestivi portali in pietra e loggette, alcune di queste antiche grotte sono state trasformate in ristoranti dove è possibile gustare i piatti tipici della cucina locale. Lo spazio occupato un tempo dal castello, distrutto nel 1694 una terribile scossa di terremoto, è stato trasformato in un caratteristico borgo dove si possono ammirare i resti delle mura e dove è possibile visitare il museo della ceramica, che raccoglie una preziosa collezione di reperti datati dal IV al III secolo a.C. Dei numerosi edifici religiosi presenti a Calitri, ha un notevole interesse artistico la Parrocchia di San Canio, risalente al 1473. La linea semplice dell'interno, a una sola navata, è resa elegante dalle aperture sulle pareti laterali che ospitano numerose cappelle e un coro di pregevole fattura. Merita una sosta anche la Cappella della Santa Croce, situata all'estremità Sud-Est dell'abitato e costruita sulla collina del Calvario. La cappella, ampliata e impreziosita da Giuseppe Gervasi al ritorno da un suo pellegrinaggio in Terra Santa, fu costruita per custodire un pezzo della Santa Croce ed è oggi la tappa finale della tradizionale Processione del Venerdì Santo.
Cosa gustare
Nelle grotte disseminate lungo le stradine del centro storico, un tempo abitazioni dei primordiali abitanti del territorio, gli allevatori locali lasciano a stagionare i pregiati formaggi e salumi che, grazie all'ambiente sempre fresco e asciutto acquisiscono una consistenza e un gusto che li rende inconfondibili. A Calitri, assieme ai salumi frutto dell'antica arte norcina locale, propria di quelle famiglie per cui l'uccisione del maiale rappresentava un importante momento di festa, si può assaggiare il gusto Caciocavallo Podolico Campano. Ricavato dal latte di una particolare razza bovina, la Razza Podolica appunto, originaria dell'Ucraina e introdotta in Italia al tempo delle invasioni barbariche, questo particolare tipo di Caciocavallo ha una forma tondeggiante e una caratteristica crosta liscia e sottile, che s'ispessisce durante la maturazione. La pasta, morbida ed uniforme, di colore giallo paglierino, dopo appena tre mesi di stagionatura è già ottima da mangiare. Una stagionatura più lunga dona però al Caciocavallo Podolico particolari caratteristiche. Con il passare del tempo, infatti, la pasta diventa sempre più dura e con strati che si sfogliano. Il sapore che dapprima è dolce, diventa piccante e delicato dopo qualche tempo, caricandosi di tutti gli aromi ed i profumi apportati dalle erbe selvatiche di cui le vacche Podoliche si nutrono al pascolo brado.
Come arrivare
IN AUTO
Autostrada A16 Napoli-Bari: uscita al casello di Lacedonia o al casello di Candela, si prosegue poi per S.S. 399 - S.S. 401 Ofantina - S.S. 303.
Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria: uscita al casello di Contursi.
IN AUTOBUS
Collegamenti giornalieri con Avellino.









